Viaggio all’origine di Bitcoin

Il viaggio di alcuni giornalisti all’interno di una sperduta mining farm Cinese.

 

News.Bitcoin ha pubblicato ieri sera i dettagli di una visita segreta dentro ad una mining farm nella profonda periferia Cinese. Eccolo nei dettagli in esclusiva, tradotto in Italiano.

Chengdu, Cina. 
Quattro ore di aereo da Hanghzou ed altre due ore di auto per raggiungere un piccolo paesino sperduto. Il viaggio termina ad una centrale idroelettrica. Qui si ergono tre capannoni da 2.500 macchine per il mining l’uno. News.Bitcon è arrivato qui dopo centinaia di contatti con mining farm di tutto il mondo, trovando sempre le porte chiuse.
Il manager della mining farm, tale Chuan (probabilmente un nome inventato), spiega come la prima volta che si sono presentati alla centrale idroelettrica hanno raccontato di voler aprire un’azienda di cloud computing. I gestori della centrale li hanno guardati ed hanno riso loro in faccia dicendogli “So che siete venuti qui per minare Bitcoin. Bando alle ciance e diteci quale sarà la nostra parte”.

Chuan permette allo staff in esclusiva di entrare dentro alla mining farm. Migliaia di macchine accese in un capannone impolverato e malconcio. 
Appena entrati nel capannone, tutto lo staff presente sbigottito si è voltato verso i visitatori, come se non ne avesse visto uno da anni. “E’ proprio così” conferma il manager, qui gli ospiti non sono affatto graditi. Guardarsi le spalle è d’obbligo.
20 lavoratori sono stati licenziati perchè nel tempo hanno approfittato di macchine ed energia elettrica per minare per se stessi.

Le macchine presenti sono Antminer per Bitcoin e GPU per Ethereum e Zcash, Spiega Chuan che richiedono bassa manutenzione e relativamente poca energia (che qui costa 0,4 yuan al Kwh, 0,05 Euro). 
Appena Chuan va in bagno i visitatori riescono di straforo a scambiare qualche parola con i lavoratori. L’intervistato dice di essere un laureato incredulo sull’effettiva esistenza di bitcoin e di queste “macchine” per minarlo, così ha voluto vedere di persona come funzionava. Descrive la sua vita presso la centrale ironicamente “exciting”, dentro le regole sono ferree. Per pranzo bisogna correre in area cucina, per chi arriva tardi niente pranzo. Dormono tutti dentro al magazzino e l’unico divertimento che hanno tra loro è scambiarsi battute sporche.


La mining farm appartiene a Ryan, un cittadino australiano tra gli early adopter di Bitcoin che ha aperto numerose mining farm in Cina. Questa estate la tv centrale Cinese è riuscita ad intervistarlo ed ha rivelato le condizioni di vita disastrose dietro alle mining farm, costringendolo a chiudere 

numerose di esse e ad essere visto come un “idiota” nel mondo del mining Cinese.

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