Sanità e Blockchain: risparmiare e ottimizzare in ambito medico – Intervista a Mirko Demaldè

Il settore sanitario può beneficiare della tecnologia Blockchain? Ne parliamo con Mirko Demaldè, tra gli esperti più in vista in Italia in questo particolare ramo legato alle tecnologie blockchain. In questa intervista ci racconta di sanità, blockchain, possibili campi di utilizzo e della sua vision per il futuro in questo settore. E si, anche di hash: una lettura da non perdere. 

L’intervista fa parte di un progetto di collaborazione tra Italia Criptovalute e TEDx Castelfranco Veneto, che ha accettato di far parlare tramite Italia Criptovalute i relatori del recente TEDx svoltosi a Castelfranco Veneto, nei saloni dell’Università degli Studi di Padova. 

  1. Mirko, la tua professione è cercare di sviluppare tecnologie blockchain applicabili alla sanità. Ci spieghi meglio in che ambiti precisi e cosa può fare la blockchain per migliorare la sanità?

La tecnologia blockchain è potenzialmente in grado di offrire soluzioni per una varietà di casi d’uso in ambito sanitario. Si passa dal tracciamento dei farmaci (per arginare il fenomeno della contraffazione) alla migliore gestione dei clinical trial, fino alla più semplice e immediata accessibilità e possibilità di scambio dei dati clinici. Quest’ultimo è il caso d’uso per me di maggiore interesse, in quanto apre a nuove modalità di gestione diretta del dato da parte del paziente, così abilitando una nuova “democratizzazione” della pratica medica, con un maggiore coinvolgimento del paziente, e finanche con il riconoscimento di un nuovo diritto alla proprietà dei dati clinici, con la possibilità – per il cittadino – di consentire l’accesso ai propri dati per scopi secondari (p.es. ricerca e sviluppo) sulla base di precise condizioni e magari anche a fronte di un compenso (ad esempio in servizi personalizzati o direttamente in denaro).

  1. La blockchain nel settore sanitario deve essere introdotta come elemento per il risparmio di risorse economiche o per il miglioramento dei processi?

Applicata opportunamente, può contribuire ad ottenere risultati in entrambi i casi. Da un lato, l’integrità del dato clinico potrebbe contribuire alla riduzione delle ripetizioni delle analisi e dei test (che spesso vengono ripetuti in assenza di una fonte affidabile o semplicemente perché il dato non è disponibile), riducendo allo stesso tempo le possibilità di errore nel riportare un dato clinico. Dall’altro lato, una migliore e più integrata disponibilità dei dati potrebbe consentire un loro miglior uso da parte del medico, riducendo gli errori sia in fase di diagnosi che di formulazione della terapia più appropriata (a sua volta riducendo costi per trattamenti inutili o inappropriati). Se guardiamo all’applicazione per il contrasto alla contraffazione dei farmaci, una riduzione del fenomeno grazie alla tecnologia blockchain (ed esistono già esempi di successo nel settore) porterebbe certo a una riduzione dell’ingente danno economico connesso alla contraffazione (stimato in circa 200 miliardi di dollari all’anno secondo il team Deloitte’s Rubix blockchain), ma anche a una riduzione dei casi di gravi danni e finanche morte dei pazienti a causa dei farmaci contraffatti (si è stimato che in Africa circa 100.000 persone sono morte a causa di farmaci antimalaria contraffatti).

  1. Facci un caso pratico di utilizzo reale o potenziale di utilizzo della blockchain nel processo di analisi e raccolta dati della statistica epidemiologica.

La tecnologia blockchain può in effetti assolvere a un importante ruolo nel settore. Migliorare il flusso e l’affidabilità delle informazioni sulla diffusione di malattie contagiose, consentendo ai dati di un’epidemia di raggiungere tempestivamente le istituzioni deputate al controllo può sicuramente contribuire ad una gestione più efficace della diffusione dell’infezione stessa. Il Center of Disease Control and Prevention statunitense sta sviluppando una soluzione con IBM proprio a questo fine, per garantire un flusso di dati sicuro, tracciabile e trasparente fra diverse istituzioni deputate al controllo e alla gestione di crisi epidemiche. Allo stesso modo, potrebbe diventare utile anche per la gestione della fornitura di vaccini e dell’analisi della relativa copertura.

  1. Quali sono, se ne esistono, le maggiori difficoltà di vendere al settore sanitario uno sviluppo nel campo informatico?

Credo il principale problema sia di natura culturale, e solo successivamente organizzativo. Esiste una certa resistenza alla introduzione di tecnologie innovative, perché comporta il cambiamento/adattamento di procedure ritenute standard (e affidabili). In questo senso, è ovvio che se il personale sanitario oppone resistenza all’introduzione di nuove tecnologie, difficilmente esse entreranno concretamente a far parte del workflow clinico di routine, rimanendo di fatto un gadget (più o meno costoso). C’è un tema poi di compliance con normative di riferimento e con standard di sicurezza e affidabilità, che sarà sempre necessario affrontare per introdurre nuove tecnologie (non ultima proprio la tecnologia blockchain) in un ambiente operativo dove si lavora per garantire la salute delle persone. Infine, naturalmente, la questione delle risorse economiche necessarie rappresenta senza dubbio un elemento di forte ostacolo alla piena ricezione delle novità tecnologiche in ambito sanitario.

  1. Pensi che tra sanità privata e pubblica ci siano velocità diverse nell’adozione di nuove tecnologie?

La sanità privata gode probabilmente di un vantaggio operativo, potendo attivare o dotarsi di servizi innovativi per migliorare la propria offerta ai clienti, senza dover passare attraverso le lungaggini burocratiche, nonché la cronica mancanza di risorse, del settore pubblico. Persistono in ogni caso le barriere culturali ed organizzative, che rimangono intatte anche nel settore privato.

  1. Quanto è ricettivo il sistema sanitario italiano verso le nuove tecnologie? E quelli esteri?

Sebbene esistano centri di eccellenza con alti livelli di informatizzazione e adozione delle nuove tecnologie, si deve purtroppo registrare in Italia ancora un certo ritardo in generale nel settore della eHealth (o “Salute digitale). Un rapporto del CENSIS di non troppo tempo fa (CENSIS – ImpresaLavoro Le condizioni per lo sviluppo della Sanità Digitale: scenari Italia-UE a confronto, 2016) ha indicato questo ritardo rispetto agli altri paesi dell’Unione Europa, imputandolo essenzialmente a uno scarso livello di spesa. Se in Italia si spende appena l’1,2% della spesa sanitaria pubblica in digitalizzazione, la media UE si aggira fra il 3 e il 4%. Secondo un rapporto di Osservatori.Net su Digital Innovation del Politecnico di Milano di soli un paio di mesi fa, la spesa pubblica è rimasta inalterata in questo settore negli ultimi anni, comportando ingenti costi da “mancata digitalizzazione”. Paesi più piccoli, come l’Estonia, sono riusciti di fatto a digitalizzare interamente il loro sistema sanitario, usando anche il blockchain, ma anche in paesi più grandi (penso al Regno Unito) sono in corso interessanti e avanzate sperimentazioni in questo ambito.

  1. Nel tuo speech parli dell’importanza degli hash: cosa sono e qual è il loro potenziale?

La funzione di hashing consente di trasformare qualunque set di dati (di qualunque dimensione) in una stringa alfanumerica di dimensioni standard. Sebbene la generazione dell’ hash possa apparire “casuale” è in realtà deterministica, perché a un set di dati corrisponde uno e (uno soltanto) valore di hash. Questo significa, e qui l’importanza di questa tecnica, che qualunque minima modifica ai dati originari determina una modifica radicale del corrispondente hash. Questo strumento può essere utilizzato per verificare che un dato documento/ser di dati non ha subito modifiche dopo la sua creazione.

La tecnica dell’hashing non è in realtà una novità, se si pensa che una prima applicazione reale risale al 1997 con HashCash, che usava il sistema di hashing per prevenire lo spamming. Questo sistema sfruttava il fatto che il calcolo dell’hash richiede un certo tempo e una certa capacità computazionale, e che replicarlo milioni di volte con intento di “spammare” (una casella email o un forum di discussione) sarebbe costato una quantità esorbitante di tempo e risorse all’utente malintenzionato. Il protocollo bitcoin utilizza l’hashing per il sistema di consenso, il cosidetto Proof-Of-Work, che di fatto richiede al “miner” – ovvero colui che vuole aggiungere un blocco alla catena – di “trovare” un hash che corrisponda al blocco e che abbia alcune particolari caratteristiche, determinate dal sistema stesso. Allo stesso tempo, la “catena di blocchi” che costituisce la blockchain si costruisce proprio grazie al fatto che un hash del blocco precedente viene inserito nel blocco successivo. In tal modo, man mano che si aggiungono blocchi, diventa sempre più complicato manipolare le informazioni contenute in un certo blocco (specialmente in blockchain pubbliche con sistemi PoW, come quella bitcoin), perché ogni modifica richiederebbe il calcolo non solo dell’hash del blocco modificato (che risulterebbe ovviamente non più valido, essendo cambiato), ma anche di tutti i successivi, rendendo l’operazione di manipolazione del tutto impraticabile.

  1. Sai già come ci piace concludere. Se vedi un futuro per le Criptovalute, lo vedi solo per Bitcoin o quali altre valute digitali potranno essere scambiate in maniera diffusa?

Vedo di sicuro un posto per il bitcoin nel futuro, anche se ancora mi sembra che molta sia la strada da fare prima che la tecnologia possa esprimere il suo pieno potenziale (al momento, invece che ridurre il numero di intermediari, mi pare che le criptovalute ne abbiano di fatto aggiunto almeno uno, gli exchange come coinbase, su cui comprare bitcoin con carta di credito, tramite autenticazione e intermediazione da parte della nostra banca). Ma è solo questione di tempo. Seguo con interesse lo spazio dei cosiddetti altcoin, e trovo che alcuni siano molto interessanti (penso ad alcuni casi nel settore energetico, nel settore del file storage, etc.). Il vaso di Pandora è stato aperto, non rimane che vedere quali di questi nuovi strumenti riusciranno a trovare piena diffusione. Quello che mi sembra chiaro è che non ci sarà “una moneta per governale tutte”, ma piuttosto una varietà di nuovi servizi associati a nuove modalità di produzione, attribuzione e scambio di valore nel mondo digitale 3 (o 4!).0.

 

BIO:

Mirko Demaldè è Chief Operation Officer a Lynkeus, società di consulenza specializzata nel settore del management di progetti europei di ricerca, in particolare nell’ambito delle tecnologie informatiche applicate all’ambito medico (precision medicine, eHealth, etc.). Dal 2016, è nel management team di MyHealthMyData, primo progetto europeo di ricerca nel settore blockchain in sanità, coordinato da Lynkeus.Il progetto si pone l’obiettivo di costruire una piattaforma basata su blockchain per l’accesso, il controllo e lo scambio dei dati sanitari personali, con il coinvolgimento di tutti gli stakeholder, dai cittadini agli ospedali fino alle istituzioni di ricerca e all’industria biomedica. In questo contesto, ha approfondito le possibili applicazioni della tecnologia blockchain per gestione dei dati sanitari personali, esplorando nuovi modelli di accesso e controllo diretto da parte dei cittadini, connesse innovazioni nella gestione del consenso, e i possibili impatti sia nella pratica medica (in particolare connesse all’implementazione della c.d. 4Ps medicine – medicina personalizzata, predittiva, preventiva e partecipatoria) sia sui relativi modelli socio-economici. Mi sono anche interessato alle possibili intersezioni fra blockchain e Intelligenza Artificiale in ambito medico.

 

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Attraverso una conferenza annuale, TED propone al suo pubblico TED Talks con ospiti impegnati in qualsiasi settore e disciplina.

TEDxCastelfrancoVeneto è nato nel 2016 dalla volontà di un gruppo di giovani guidati da Andrea Vial. Il team oltre ad organizzare ogni anno l’evento ufficiale presso il Teatro Accademico di Castelfranco Veneto, è anche promotore della fiera dell’innovazione e della tecnologia Vision Garden.

 

 

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