Rifugiati gestiti con blockchain: Beppe Grillo ne fa un caso

Si chiama Building Blocks. E’ l’iniziativa del World Food Programme volta a rendere più efficiente e controllata la gestione dei migranti grazie ai sistemi blockchain e a quelli biometrici per la scansione dell’iride oculare.

Il sistema, già attivo in Pakistan e Giordania, è ben descritto nel sito del World Food Programme.

Le Nazioni Unite si chiedevano da tempo quali fossero possibili soluzioni al problema dei contributi in denaro affidati ai migranti che sono liberi di spenderli nei territori di transito e come controllare i loro spostamenti in maniera efficace, trasparente e tutelandone l’identità.

Le risposte sono arrivate dalla tecnologia, ed ecco che durante il 2017 sono partite le sperimentazioni che hanno permesso, nei primi mesi del 2018, di avere oltre 100.000 rifugiati nei campi di Pakistan e Giordania seguiti grazie alla tecnologia blockchain.

Due gli ambiti di applicazione che pare stiano avendo successo e che potrebbero portare a 500.000 il numero di migranti in campi per rifugiati che li utilizzano a fine 2018.

  • Da una parte blockchain viene utilizzata per tracciare interamente ed in maniera chiara i pagamenti in market locali da parte dei migranti con le carte prepagate che vengono affidate loro. I migranti che giungono nei campi profughi infatti vengono dotati di somme di denaro che possano servire unicamente per il loro sostentamento. La blockchain, a quanto scrive il World Food Programme, viene applicata ai sistemi di pagamento in quanto permetterebbe di “velocizzare le transazioni e diminuire i casi di frode o malagestione del credito”. In sostanza, un metodo per verificare che i soldi affidati per la sussistenza non vengano utilizzati non maniera diversa e difforme.
  • Sull’altro fronte, la tecnologia biometrica permette di riconoscere e gestire gli accessi ai campi dei migranti riconoscendoli tramite l’iride oculare. Ciò consente un passaggio sicuro, certificato e protetto per il migrante dei suoi spostamenti all’interno dei campi.

L’utilizzo della blockchain, dichiara il World Food Programme, “non modifica nulla nell’esperienza del migrante o del market in cui va a rifornirsi. Semplicemente, viene modificato il modo di gestione dei dati nel back-end”.

E di un tema così delicato non poteva non occuparsi la politica. E’ Beppe Grillo in Italia, a menzionare lo sviluppo all’interno del suo blog a questo link. Grillo, oggi anima “dietro le quinte” del Movimento 5 Stelle, è da sempre un sostenitore della blockchain.

Nell’articolo pubblicato sul suo blog a firma Jacopo Berti, vengono attaccate le Cooperative che gestiscono il cosiddetto business business dei migranti. Berti prosegue poi dicendo che nel campo della gestione dell’immigrazione “grazie alla blockchain possiamo eliminare gli intermediari inutili, costosi e gli anelli di una lunga catena che crea spazi per il malaffare. Niente più giri di denaro, niente più favori di politici ed amministratori locali conniventi, niente più mafia che ci guadagna.”

Il dibattito infuocato sull’immigrazione si arricchisce di un nuovo elemento, che passa in sordina nel dibattito politico Italiano. Quasi a dire che i vecchi problemi non possono essere gestiti con nuove soluzioni. 

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