Registro degli operatori di Criptovalute: dove trovarlo ed altre novità da MEF e UIF

Autori: Avv. Damiano Di Maio e Andrea Danielli

Anche in Italia la regolamentazione delle criptovalute sta iniziando a definirsi.  Sebbene ancora limitata a specifici aspetti connessi alla normativa antiriciclaggio, è opportuno segnalare importanti passi in avanti dal punto di vista dei soggetti e delle tipologie di attività che il legislatore e il supervisore stanno monitorando.

Ci si riferisce in particolare:

  1. ai prestatori di servizi relativi all’utilizzo di valuta virtuale, per i quali è in consultazione uno schema di decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze (lo “Schema di Decreto MEF”), con cui verranno definite le modalità e la tempistica con cui i prestatori di servizi relativi all’utilizzo di valuta virtuale sono tenuti a comunicare al Ministero dell’economia e delle finanze la propria operatività sul territorio della Repubblica italiana;
  2. al Rapporto Annuale dell’Unità di Informazione Finanziaria del maggio 2018 riguardante, tra l’altro, la regolamentazione del Fintech;
  3. alla Relazione del Direttore dell’Unità di Informazione Finanziaria per l’anno 2017 presentati il 13 luglio u.s.

La figura dei prestatori di servizi relativi all’utilizzo di valuta virtuale, è stata recentemente prevista dal D.Lgs. 25 maggio 2017, n. 90 che l’ha introdotta mediante l’art. 1, comma 2, lettera ff), del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, definendola come “ogni persona fisica o giuridica che fornisce a terzi, a titolo professionale, servizi funzionali all’utilizzo, allo scambio, alla conservazione di valuta virtuale e alla loro conversione da ovvero in valute aventi corso legale”.

La definizione di tali soggetti è funzionale all’applicazione delle disposizioni di cui al citato D.lgs. 231/2007 ai prestatori di servizi relativi all’utilizzo di valuta virtuale, limitatamente allo svolgimento dell’attività di conversione di valute virtuali da, ovvero in, valute aventi corso forzoso.

I prestatori di servizi relativi all’utilizzo di valuta virtuale saranno inoltre tenuti ad iscriversi in una sezione speciale del registro tenuto dall’Organismo per la gestione degli elenchi degli agenti in attività finanziaria e dei mediatori creditizi (OAM), per poter svolgere, secondo quanto al momento previsto dallo Schema di Decreto MEF in consultazione, “il legale esercizio della prestazione di servizi funzionali all’utilizzo, allo scambio, alla conservazione di valuta virtuale e alla loro conversione da ovvero in valute aventi corso legale”.

Finalità del richiamato Schema di Decreto MEF è di “acquisire informazioni in ordine alla dimensione e all’operatività del mercato dei servizi relativi all’utilizzo di valuta virtuale, ai fini dell’efficiente popolamento della sezione speciale del Registro”: un passo in avanti rilevante, dunque, per stringere le maglie del controllo sull’esercizio di tale attività, prevenire e contrastare l’integrazione di condotte a scopo di riciclaggio e finanziamento del terrorismo.

Su tale ultimo punto si è recentemente espressa l’Unità di Informazione Finanziaria, che ha presentato i risultati della propria attività per l’anno 2017.

Per quanto concerne il mondo delle criptovalute, rilevano almeno tre passaggi.

Il primo, contenuto nella Relazione di presentazione del Direttore, concerne l’attività di monitoraggio svolta da UIF; nel 2017, 200 segnalazioni di operazione sospetta riguardano l’ecosistema che ruota intorno a bitcoin, mantenendo una media costante – sono infatti 600 dal 2015. Dalle analisi effettuate, l’Unità considera che una parte delle segnalazioni derivi dalla ancora scarsa conoscenza delle valute virtuali, che porta a segnalazioni a scopo cautelativo; sottolinea però che ci sono SOS di buona qualità e schemi di utilizzo fraudolento complessi, con il rischio di infiltrazione anche della criminalità organizzata.

Il secondo punto, molto interessante per ragioni prospettiche, riguarda le considerazioni contenute nel Rapporto Annuale riguardanti la regolamentazione del Fintech: l’Unità è ben consapevole dei vantaggi derivanti dall’uso di tecnologie informatiche (come il machine learning e il data mining) nel monitoraggio delle transazioni. Non è un cenno privo di conseguenze: non poche metodologie di machine learning pongono il cosiddetto problema della “scatola nera”, la difficoltà per il progettista, e ancor più per l’utente, di capire perfettamente il comportamento del proprio software – per esempio una rete neurale. Per quanto sia complesso sintetizzare, il preposto dedito all’analisi delle operazioni sospette potrebbe faticare a identificare quale sia il pattern di riciclaggio che è stato utilizzato e non saprebbe quale aspetto dell’operatività approfondire per decidere se la segnalazione è valida o non sia invece un falso positivo. Problema di non facile soluzione, dato che, secondo alcune stime, a oggi, i software adottati producono ancora un’ampia messe di falsi positivi – dal 75% al 90% con grandi costi in termini di tempo di analisi sprecato. Anche l’Autorità di Vigilanza si troverebbe nelle stesse difficoltà: come valutare la buona attività segnaletica in sede ispettiva quando non si riesce a comprendere l’operatività del cliente? Sono riflessioni da intraprendere al più presto, che non ammettono risposte semplici, è può essere utile anche approfittare dello spunto offerto dalla UIF.

Infine, per quanto riguarda il monitoraggio delle criptovalute, la UIF accenna alle opportunità offerte dall’analisi del registro distribuito “Anche la tecnologia della ‘Distributed Ledger’, alla base della diffusione delle valute virtuali, può fornire supporto ai compiti di monitoraggio e valutazione”; alla cosiddetta bitcoin forensic è stato dedicato spazio nel nostro e-book (dal titolo “Bitcoin e Criptovalute – Funzionalità e rischi delle monete virtuali”) , dato che è senza dubbio uno dei settori di studio più importanti. Constatiamo con piacere che la nostra intuizione venga rafforzata dalla comunicazione ufficiale del più rilevante centro di competenze in Italia in tema di antiriciclaggio e lotta al terrorismo finanziario.

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L’Avvocato Damiano Di Maio si occupa di consulenza legale nel mondo delle Criptovalute. Con Andrea Danielli ha scritto sul tema l’e-book “Bitcoin e Criptovalute – Funzionalità e rischi delle monete virtuali“. Collabora con Italia Criptovalute scrivendo articoli e pareri tecnici rappresentativi esclusivamente della sua opinione. 

Potete scrivergli a damiano.dimaio@gmail.com o contattarlo su Linkedin.

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