Prospettive di regolamentazione per le Criptovalute secondo il Financial Stability Board

autori: Avvocato Damiano Di Maio, LLM e Omri Bouton, LLM

 

Premessa

L’attenzione sui profili regolamentari delle criptovalute cresce sempre più, giustificata anche in ragione della velocità di sviluppo e applicazione pratica di tale fenomeno.
Ipotizzare un framework globale, che possa uniformare l’approccio regolamentare a livello internazionale, è una delle grandi sfide cui sono chiamati i soft-regulatory bodies internazionali che stanno studiando le criptovalute sotto diverse prospettive rispetto al loro impatto sui mercati finanziari.
A tale proposito, con un recente report del 16 luglio u.s. il Financial Stability Board (“FSB”) ha fornito una panoramica sui recenti lavori svolti in relazione alle criptovalute ed una sintesi degli approcci adottati sul tema dal Committee on Payments and Market Infrastructures (“CPMI”), dall’International Organization of Securities Commissions (“IOSCO”) e dal Basel Committee on Banking Supervision (“BCBS”).

Il documento è di grande interesse per comprendere come il fenomeno delle criptovalute sia monitorato da diversi punti di vista, tra i quali assumono rilievo:  gli impatti del mercato delle criptovalute sulla stabilità finanziaria, le applicazioni della Distributed Ledger Technology (“DLT”),
le problematiche regolamentari in relazione alle ICOs ed alle piattaforme di crypto-assets,
il trattamento prudenziale delle esposizioni delle banche su criptovalute.

 

Il report dell’FSB

L’FSB, sebbene non consideri i crypto-assets tali da porre un “material risk” per la stabilità economica globale, ha sviluppato un framework che, mediante determinati parametri, consenta: a) di fornire un quadro del mercato dei crypto-assets; b) di monitorare nel breve e medio periodo i rischi di stabilità finanziaria connessi alle criptovalute.
In particolare, l’FSB ritiene che il monitoraggio della dimensione e del livello di crescita del mercato delle cripto, l’utilizzo della leva e delle esposizioni in cripto delle istituzioni finanziarie siano parametri importanti, rispettivamente, per la valutazione degli impatti sulla ricchezza e sulla trasmissione del rischio a livello sistemico.
Non trascurabili anche gli impatti delle frodi rispetto alla fiducia su tale mercato.
È proprio sulla fiducia, declinata tuttavia nella credibilità circa l’analisi di dati soggetti al rischio di manipolazione, che può individuarsi un aspetto critico di tale framework.
In effetti, l’FSB è ben consapevole che i parametri sui prezzi e i volumi di trade siano espositi ad alterazioni difficilmente controllabili. Un mercato che è esposto ad attacchi, con notevoli effetti sulla volatilità dell’oggetto di scambio (la criptovaluta), difficilmente può essere valutato e monitorato con efficacia, in quanto manca un’autorità centrale che possa prevenire, o quanto meno ridurre, gli effetti di siffatti attacchi.

Aggiornamenti dal CPMI

L’interesse e il contributo del CPMI nel monitorare le varie applicazioni della DLT non sorprende, specie vista la sua funzione chiave ovvero quella di impegnarsi a promuovere nuovi sistemi di pagamento, ponendosi però come punto cardine quello di assicurare stabilità finanziaria.
A tale proposito, l’FSB segnala un primo report del CPMI del 2015 in cui ha riconosciuto l’ampio margine di potenziale d’utilizzo della DLT e, alla luce di questo, ha segnalato alle banche centrali l’importanza del monitorare e analizzare attentamente le implicazioni date dall’uso di questa nuova tecnologia. Grazie al lavoro del CPMI e alle partnership con altri enti interessati in questa materia, quali comitati di banche centrali e istituzioni internazionali per la regolamentazione finanziaria, vi sono ora un numero di report e framework che le banche possono utilizzare ai fini di una valutazione circa l’opportunità e le modalità di utilizzo di questa tecnologia.
Nel successivo report titolato “Cross-border retail payments” del 2018, il CPMI esprime la necessità di porre cautela nell’adozione della ‘prima generazione’ di token o valute digitali – tra cui troviamo appunto criptovalute e crypto-assets.
Ciò in ragione del fatto che, nonostante il grado di efficienza di questi nuovi mezzi sia pacifico, la loro volatilità – data dal carattere decentralizzato e dalla mancanza di valore sottostante – rappresenta un rischio considerevole. Da un lato, in un mondo digitale le banconote rappresentano oramai un metodo antiquato di pagamento, e di fatto il loro utilizzo è appunto in declino. Rispondere al bisogno di innovazione rappresenta un bisogno concreto ma, mentre il proposito non manca, adottare nuove tecnologie in materia di finanza è un processo delicato.

Di fatto, le banche centrali hanno già dimostrano l’intenzione di innovare, ad esempio introducendo nuovi sistemi per transizioni bancarie con i pagamenti veloci. Tuttavia, e nonostante l’apparente efficienza nell’utilizzo di codesti mezzi nell’area del “retail”, rispondere in egual modo a livello bancario attraverso l’adozione immediata di CBDC (valute digitali rilasciate da banche centrali) comporta un rischio da valutare attentamente. È dunque necessario approfondire le indagini con report futuri finalizzata al monitoraggio e all’analisi delle implicazioni date dall’utilizzo di CBDC e altri token digitali. Possiamo quindi aspettarci a breve nuovi studi riguardanti l’adozione di suddette valute, come anche nuove indagini riguardanti le criptovalute di ‘seconda generazione’ – ovvero valute aventi tecnologia più avanzata e/o valore sottostante – anch’esse un filone d’interesse del CPMI.

 

L’azione di IOSCO: l’analisi sulle piattaforme di criptovalute

Nell’ambito dell’attività posta in essere da IOSCO, è stata dedicata particolare attenzione alle piattaforme di criptovalute. A tale proposito, è interessante notare che le stesse, in linea con l’approccio dell’FSB sui crypto-assets, non siano ritenute tali da rappresentare un rischio per la stabilità finanziaria.
Tuttavia, il monitoraggio delle medesime è sempre importante con riguardo a quelle categorie esposte a maggiori rischi: protezione dei consumatori, integrità del mercato e antiriciclaggio. Un interessante spunto del report su tale tema concerne la modalità di analisi di tali piattaforme (non regolamentate) per valutarne le connessioni con fattispecie regolamentate, che si basa su una duplice verifica circa la qualificazione della criptovaluta: strumento di pagamento o strumento finanziario.

 

Aggiornamenti dal BCBS

Il BCBS, la cui azione è finalizzata a salvaguardare la stabilità finanziaria, mediante il rafforzamento delle regolamentazioni e della supervisione delle banche a livello mondiale, ha posto in essere alcune iniziative in materia di criptovalute e FinTech di cui il report dell’FSB dà una sintetica panoramica:
la misurazione dell’esposizione delle banche ai crypto-assets; il trattamento prudenziale di crypto-assets: nonostante la mancanza di riferimento specifico a crypto-assets nel Basel III, questi rientrano nella categoria “other assets”. Il BCBS sta dunque investigando l’approccio prudenziale impiegato dalle varie banche, cosi da stabilire la necessità (o meno) di sviluppare una categoria prudenziale dedicata ai crypto-assets; ed infine, il monitoraggio e la valutazione costante degli sviluppi nel mondo del FinTech, così da fornire linee guida quali, ad esempio, la recente pubblicazione di Febbraio (2018) intitolata “Sound Practices on the implications of FinTech developments for banks and bank supervisors”.

 

Riflessioni conclusive

Dalla rassegna di orientamenti ed analisi sintetizzati dall’FSB, emerge come uno dei maggiori punti di attenzione per una futura regolamentazione delle criptovalute sia la loro caratteristica di volatilità.
Tuttavia, le prospettive di regolamentazione risultano complicate rispetto a due esigenze diverse: da un lato, assicurare la stabilità del mercato finanziario, dall’altro agevolare le varie generazioni di token e le varie iterazioni di DLT che andranno a svilupparsi negli anni a venire.
Se per la prima esigenza sarebbe opportuno procedere con una regolamentazione rigida, con riguardo alla seconda dovrebbe prevalere un approccio maggiormente flessibile, che potrebbe estrinsecarsi, come nel caso di Gibilterra, attraverso un approccio principle-based piuttosto che con previsioni normative specifiche.
Il lavoro prezioso di studio ed analisi del mercato delle criptovalute dovrà dunque proseguire, anche tenendo in considerazione l’approccio seguito da alcuni che già hanno adottato una prima normativa in materia, per poter individuare una sintesi che possa fungere da guida per i legislatori e le autorità di vigilanza nazionali che ancora non hanno definito un quadro regolamentare esaustivo.

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L’Avvocato Damiano Di Maio si occupa di consulenza legale nel mondo delle Criptovalute. Ha scritto sul tema l’e-book “Bitcoin e Criptovalute – Funzionalità e rischi delle monete virtuali“. Collabora con Italia Criptovalute scrivendo articoli e pareri tecnici. 

Potete scrivergli a damiano.dimaio@gmail.com o contattarlo su Linkedin.

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