E se alla fine non piovesse? Cosa resta della promessa disintermediata delle Criptovalute

La vita di un contadino è molto simile, anche se con tempo diversi, a quella di un trader di Wall Street. 

Ogni anno investe in persone, macchinari, sementi, per avere il raccolto più bello da far fruttare quanto più possibile, sperando che il suo prodotto possa apprezzarsi sul mercato, e di rientrare con un certo margine di profitto dall’investimento iniziale. 

Il contadino è un idealista. Pur lavorando con macchine tecnologiche, è legato all’amore per la terra e ad un mestiere antico che è nelle viscere dell’uomo. 

Ed ogni anno un contadino compie un grande atto di fede: farà tutto bene, si impegnerà al massimo, ma dovrà per forza sperare in un meteo clemente che dia ai suoi frutti i colori più belli ed il gusto più succoso. 

E capita a questo contadino, che dopo una buona stagione, arrivi l’anno della siccità. L’anno dove dopo Marzo smette di piovere, e quella roulette malandrina che nessuno può governare non concede un filo d’acqua al terreno. Che anzi viene arso dal sole, un sole potentissimo, contro cui non vi è irrigazione artificiale che tenga. 

E per giorni e settimane che paiono interminabili il contadino resta lì, ad aspettare una nuvola. In attesa che questa possa profondere pioggia ed umidità a tutto l’ambiente, donando vita e pace al suo raccolto. 

Ma ogni volta che ne passa una, la nuvola resta lì, sopra di lui. Il contadino la vede benissimo andare e venire, diventare ogni giorno più grande e più piccola, ma niente. Non accenna a piovere e con il tempo i suoi frutti acerbi iniziano ad appassire.

Ed è a questo preciso punto che non solo il mercato, ma tutto l’ecosistema globale legato alle Criptovalute, si trova. Decidere se sboccerà, o se andare in letargo, far morire molte sue creazioni, e riproporsi tra qualche decennio in una forma diversa, seppur immutata nelle rivoluzioni, forse giunte troppo presto per poter essere rese mainstream.

Dopo l’inebriante cavalcata del 2017, ogni giorno che passa arriva l’annuncio che a sua volta anticipa un altro annuncio importante nel mondo delle tecnologie distribuite. Di qualcosa che sarebbe la vera svolta. Che tuttavia non arriva, mentre la capitalizzazione di mercato totale delle criptovalute lambisce la cifra esigua dei 100 miliardi di Dollari. Nel frattempo, migliaia di startup continuano ad operare e tante grandi imprese tengono aperti progetti legati a smart contract, blockchain e criptovalute in incubatori in attesa di farli sbocciare o chiuderli. 

E quindi, cosa è successo da 10 anni a questa parte, ossia dalla tanto blasonata pubblicazione del paper di Bitcoin?

Un excursus storico sarebbe quantomai lungo e pieno di tecnicismi. Ma i concetti a cui si sono spalancate le porte sono straordinari in termini di innovazione finanziaria e tecnologica. Quello che ci lasciano le innovazioni nel mondo delle tecnologie distribuite sono vere e proprie rivoluzioni di portata epocale, che vengono trattate con sufficienza dai media generalisti, ma che covano un cambio di passo secolare nelle nostre abitudini quotidiane e nella forma di relazioni sociali ed economiche che oggi conosciamo. 

Ecco a cosa è possibile pensare concretamente oggi, a differenza del passato pre-crypto:

  • È possibile avere uno strumento verificabile e sicuro, per quanto tangibile solo a livello algoritmico, definibile come moneta di scambio, che non è governato da alcuna autorità centrale e che scardina in parte alcuni concetti classici di moneta come quello del corso legale e della stabilità della stessa, ma che lo rende possibile come mezzo di scambio economico
  • Esistono sistemi software e hardware che rendono questa tecnologia finanziaria utilizzabile anche nella vita quotidiana: app, pos per i pagamenti, atm per lo scambio con valute statali
  • È possibile tenere registri eterni ed immodificabili di attività e transazioni senza la necessità di “autorità” terze a verificarne il processo (blockchain). Questo principio è applicabile ad innumerevoli ambiti della nostre vite, dalle certificazioni notarili a quelle elettorali e oltre
  • È possibile attivare sistemi sicuri che automaticamente eseguono in maniera certificata contratti, senza che vi sia un’autorità centrale a verificare ogni volta le clausole di “avveramento” delle condizioni stabilite nello stesso (smart contract, concetto che esiste in forme simili da prima degli anni ’90)

Ebbene, questi concetti innovativi e rivoluzionari, nel tempo hanno prestato il fianco a critiche e malumori di ogni genere. Da Bitcoin utilizzato dai narcotrafficanti per nascondersi (salvo poi scoprire che è ben più tracciabile dei soldi contanti), alle truffe online sul trading di criptovalute, agli schemi Ponzi costruiti su finte ICO che hanno fatto bruciare milioni in giro per il mondo. 

La vera portata di queste tecnologie è la stessa di un vento che fa parte della nostra epoca fino alle sue articolazioni più estreme: la disintermediazione.

Disintermediare è poter avere soldi in un conto virtuale senza che questi siano controllati da una banca centrale, poter fare scambi certificati senza obbligarsi ad un certificatore, avere sistemi che eseguono automatismi in campi delicati come quelli delle assicurazioni, senza la necessità di un assicuratore.

Meccanismi tecnologici e processi che oggi possono spaventare una classe media poco istruita ed indebolita economicamente, non pronta ad affrontare il futuro perché semplicemente non ne ha gli strumenti. Classe media rimasta impoverita dalla crisi che scoppiava mentre Nakamoto pubblicava il suo paper e che fanno parte a pieno del mondo dove il lavoro di cassieri, magazzinieri, perfino camionisti e operai sarà estremamente ridimensionato. Ma dove gli stessi non sono stati formati e non hanno oggi le energie per reinventarsi, al massimo nei casi più estremi per lanciare pietre, invocando un ritorno al passato inconciliabile con la storia. 

Le Criptovalute e le tecnologie distribuite in genere sono la potenza della disintermediazione applicata alla tecnologia. Contro i grandi oligopoli di Facebook e Google, contro l’individuo che si pensa libero di dire ciò che vuole, ma che riceve pubblicità targhettizzate, che viene schedato in ogni suo movimento oramai anche “offline”.

Ma come ogni grande spettacolo, spenti i riflettori dati dai soldi e dunque dalle astronomiche ed ingiustificate capitalizzazioni di mercato del 2017, ecco scemare l’entusiasmo dei media e dunque del pubblico meno informato. Ecco arrivare le paure per chi aveva investito qualche migliaio di Euro in Criptovalute, ed il fuggi fuggi dell’opinione pubblica verso una rivoluzione che cova come le uova di Jurassic Park tra un film e l’altro. 

In un sottobosco di startup nel mondo della finanza tecnologica e non solo, che tuttavia continua a svilupparsi, seppure con fatica. Un mondo, questo, che ha goduto fin troppo dell’hype mediatico del 2017 e che si troverà a fare i conti con il fatto che il termine blockchain non è la bacchetta magica per fatturare, che fare una ICO per vendere spazzatura o i gettoni della lavanderia di quartiere è assolutamente inutile e superfluo. Spesso controproducente.

A distanza di dieci anni dall’avvento della rivoluzione il momento è catartico, ma la sensazione, come spesso capita nella storia, che si sia arrivati troppo presto per poterla applicare realmente quella rivoluzione, è forte. 

Difficilmente, tuttavia, resterà solo polvere. Oggi la tecnologia è realtà, e come ogni innovazione radicale criptovalute & co. si trovano a combattere con un establishment oligarchico armato e che utilizzerà tutti i suoi artigli per non essere sovvertito.

Resta però in un sottobosco pronta a sbocciare nuovamente, quell’idea profonda e globalista dell’individuo, di non volersi assoggettare al potere oligarchico. Di poter essere finalmente libero anche grazie e all’interno di quella tecnologia che oggi assoggetta e spesso attanaglia le nostre vite.

Tanti anni fa si sarebbe semplicemente chiamato progresso. Oggi è una rinnovata rivoluzione dell’individuo per essere più globale, muoversi più veloce ed avere più possibilità. In un contesto sociale e politico internazionale che dovrebbe essere chiamato ad affrontare una regolamentazione dei grandi poteri economici di stampo oligarchico in difesa delle libertà dell’individuo e della protezione dei suoi diritti, e che invece si preoccupa di chiusure di confini e ripristino di arcaici limiti culturali.

Come il contadino che aspetta la pioggia per innaffiare i campi dunque, criptovalute, blockchain ed altre tecnologie distribuite avranno la tenacia di resistere in un sistema sotterraneo di innovatori e piccole imprese che rappresentano l’incarnazione pura della storia del progresso positivo fatto ed applicato per emancipare sempre di più l’uomo nelle sue libertà e dalla sua arretratezza.

Mentre continua ad ardere il sole che brucia i ponti chiudendo i confini anche online, pochi semi resteranno vivi in attesa di sbocciare appena il terreno sarà fertile e ben irrigato.

Come in politica i Tweet dell’odio rappresentano oggi la brusca e negativa svolta dell’intermediazione, anche nella tecnologia la mera svalutazione di mercato sarà solo un tempo obbligato di passaggio. 

Nelle mente degli innovatori è già vivo il seme di quello che ci sarà dopo. Quando il terreno sarà fertile e tecnologie distribuite e Criptovalute saranno il futuro. 

 

 

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