Povertà, immigrazione e Criptovalute – Una visione extra-finanziaria

Unbanking (https://en.wikipedia.org/wiki/Unbanked) è un termine inglese che indica il fenomeno del non possesso di un conto in banca per persone in età adulta.
Basta andare in banca, no? Certo, ma prima di tutto serve avere un conto in banca e soprattutto un’infrastruttura bancaria sufficientemente estesa. Nel 2014 (Fonte: World Bank 2015) c’erano al mondo 2 miliardi di persone in età adulta senza un conto in banca. 
La fascia più povera della popolazione mondiale ha dunque un gap del quale poco si parla con la popolazione più benestante, ovvero l’impossibilità di avere collegamenti bancari e di effettuare transazioni a distanza.

Sono barriere di cui non possiamo accorgerci, noi che un conto in banca probabilmente ce lo siamo trovati aperti da qualcun altro mentre eravamo ancora in fasce, e oggi ci permette di fare acquisti su Amazon e Alibaba.
Per 2 miliardi di persone, le possibilità di acquisto globale che abbiamo oggi o qualsiasi altra funzione di scambio economico a distanza, oggi non sono possibili. 
Poco profittevole per la banca investire risorse in pubblicità laddove soldi non ce ne sono, laddove i risparmi sono pochissimi dollari al mese, e difficile per un utente poter avere i requisiti minimi per l’apertura di un conto in banca (documentazione, conoscenza della struttura dei costi di un conto).
Lo stesso fenomeno dell’invio di soldi all’estero da parte di immigrati che sono andati a lavorare in altri paesi avviene oggi non tramite bonifici o strumenti bancari simili, ma tramite l’utilizzo di un’azienda terza come Western Union che si occupa del trasferimento di denaro, e che applica commissioni sempre più alte depauperando il valore trasferito ai familiari, che non possiedono un conto in banca.

Il sistema blockchain e le criptovalute hanno due requisiti fondamentali, a questo proposito: non richiedono barriere di ingresso, e non hanno praticamente alcun costo di transazione.
Diversamente dal sistema bancario, è sufficiente la presenza di un device mobile, e ad esempio la popolazione africana ha più device mobili della stessa popolazione (Wheteing, 2015) ed anche chi non possiede un conto in banca può ricevere liberamente una forma di denaro.
Quello che ha fatto l’azienda indiana IHB (http://www.indiabitcoin.com/bitcoin-art-from-india-ihb/) è straordinario e riassume il concetto rivoluzionario che sta alla base della lotta alla povertà, in questo caso col Bitcoin.
Hanno cercato migliaia di artigiani che nelle più sperdute campagne dell’india producevano manufatti, senza possibilità di contatti economici con il mondo, senza un conto in banca, e costretti a vendere ad imprese internazionali che compravano da loro a pochi centesimi e rivendevano nel mondo con markup esorbitanti.
IHB ha creato un canale di vendita online per questi artigiani, con pagamento in bitcoin, che garantisce finalmente un introito più giusto del loro lavoro, iniziando un percorso di liberazione dallo sfruttamento da parte delle grandi aziende.

Mentre parliamo di trading, skyrocketing del prezzo delle crypto e trading, siamo talmente acciecati da bollare probabilmente come inutile la risoluzione dei problemi economici di miliardi di persone al mondo.

Ricordiamoci tuttavia che, quando finalmente il mondo si accorgerà che bitcoin e criptovalute da minaccia sono una grande opportunità, anche per i più poveri, per chi non ha, il sistema blockchain ha riservato una grande opportunità.

Internazionale Michele Serra la Repubblica Ilsole24ore.com Bitcoin Foundation Italia World Bank

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Per maggiori informazioni, visitate pagina 29 del seguente paper “Bitcoin technologies, Principles and Application”:

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