L’Italia ferma. A quali scenari andiamo incontro?

Facciamo il punto su quello che cambierà in Italia dopo le elezioni. Quale futuro per sviluppo tecnologico e Criptovalute?

La vera novità di questa campagna elettorale è che, se le previsioni saranno rispettate, l’Italia si conferma una realtà tripolare. Con il Movimento 5 Stelle che si radica nei territori e con profonda arguzia crea truppe e schemi di governo in molte città Italiane, la Destra che torna forte sbandierando razzismo ed una sinistra istituzionale ben viva nel PD, ma martoriata dagli ex piddini ora LeU.

Due gli scenari possibili:

  1. Non se ne fa nulla e si ritorna al voto
  2. Si crea un governo di larghe intese mai visto prima, con la destra Alleata al PD, o il Movimento 5 Stelle a Liberi e Uguali. 

In entrambi i casi, lo scenario politico è poco edificante. Eppure parte di questa campagna elettorale il PD, che rimane una forza in grado di garantire stabilità al Paese, l’ha spesa sbandierando la carta della crescita. Le sue riforme sarebbero state cruciali nel progresso economico del Paese. 

A ben vedere, però, la realtà è un po’ diversa.

Nel post-turbocapitalismo della nostra era, l’economia cerca di starsene alla larga dalla politica se non per i suoi tornaconti personali (lobby). E la politica può fare relativamente poco per l’economia, rischiando di fare danni gravi quando sbaglia e di avere effetti impercettibili quando compie azioni giuste.

Lo hanno dimostrato Belgio e Spagna in Europa: se la congiuntura è favorevole, che la politica litighi pure. Il mondo va avanti. I due paesi, culturalmente distanti tra loro, hanno vissuto floridi periodi di crescita proprio durante l’assenza di Governi. 

La nostra realtà ci offre invece casi in cui i Governi hanno più spesso creato ostacoli all’economia, e per questo la seconda ne ha risentito. Si pensi ai dazi di Trump che stanno spaventando i mercati, o all’incapacità pre-Troika in Grecia che portarono il paese Ellenico all’abisso.

Oggi la politica lavora sull’economia in maniera davvero impattante principalmente con le sue politiche monetarie. Manovre come il Jobs Act ed altri provvedimenti sulla tassazione di imprese sono talmente lenti e sottili che hanno effetti positivi, ma in maniera ben più marginale e lenta delle politiche monetarie sulla crescita. Essi incidono sull’ottimizzazione del sistema a lungo respiro, ma non sono in grado di correre quanto i cambiamenti del mondo dell’impresa e del lavoro.

E dunque qual è il più grande pericolo che tocca oggi a chi segue le nuove tecnologie, la robotica come le Criptovalute? Trovarsi in un mondo dove la politica ha alzato muri. Dove chi Governa non si occupa di diseguaglianze sociali, diritti civili e di alleviare l’eccessiva burocrazia.

Il grande pericolo è trovare sulla strada chi pensa di deviare, arrestare o indirizzare saperi, conoscenze, capitali finanziari. Chi considera l’introduzione di dazi salvifica per i piccoli imprenditori quando non ha capito che se un modello di business ha fatto il suo tempo è ora che chiuda.

La piccola imprenditoria Italiana si salva con l’eccellenza, la qualità, con la raffinatezza. Non con la chiusura delle porte. L’industria pesante in Italia ha finito la sua corsa, con buona pace dei detrattori a tutti i costi della delocalizzazione.

L’Italia non è più un’immensa Rimini anni ’60 dove ad ogni ombrellone che aprivi fioccavano soldi a palate. Oggi serve cultura dell’impresa e del cliente.

Serve lottare la corruzione, favorire gli scambi, sviluppare la digitalizzazione, correre come il mondo mentre i tempi della politica sono elefantiaci.

Qualsiasi cosa accadrà dopo le elezioni siamo consapevoli che gli impulsi allo sviluppo tecnologico saranno alquanto latenti e miseri. Non avranno un impatto strutturale sul progresso del nostro Paese.

Il compito della politica, allora, sarà quello di cambiare culturalmente il Paese, e di conseguenza lo farà anche la sua imprenditoria. Aiutarli a riprendere il ritmo di un mondo che li ha sorpassati, dove le aziende in cui gli Ottantenni che non vogliono farsi pubblicità online sono quasi inesistenti, in cui si investa sulla qualità e sull’internazionalizzazione. Poi, le imprese vanno lasciate correre libere, il più possibile.

Il mondo dell’impresa, soprattutto quella medio-piccola, resterà alla porta della politica. Ma non per attendere qualche contentino di comodo o qualche bonus-briciola. Bensì aspettando interventi strutturali importanti ed in qualche modo shock come l’abbattimento sostanziale del cuneo fiscale. Interventi coraggiosi, quelli che subito si pagano ma poi aprono portoni ad investimenti e sviluppo.

Robotica e Criptovalute, che in Asia marciano a gonfie vele in Italia sono ancora vezzo per pochissimi temerari. L’Asia, oggi, è il traino dello sviluppo tecnologico. Noi dietro a rincorrere, appesantiti dagli ingranaggi vecchi di 30 anni che fatichiamo a lubrificare.

L’impresa è in attesa di una politica energicamente capace di fare il suo lavoro. Nel frattempo, meglio correre dietro al mondo da sé.

 

 

 

 

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