L’arma segreta del M5S: Bitcoin

Storia dello stretto legame tra base 5 stelle e Bitcoin

 
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Fin dalla sua nascita, il destino Italiano del Bitcoin è fortemente intrecciato con gli istinti della base primordiale del Movimento 5 Stelle. Un legame saldo e rinforzato fuori dai palchi e dalle piazze reali, ma solidissimo nei forum e discussioni online. Il sito www.beppegrillo.it è pieno di riferimenti alle monete virtuali.
 
E’ il 27 Aprile 2012, Bitcoin è nato e sta iniziando a diffondersi nella comunità dei geek di tutto il mondo. Ancora lontano dalla scena pubblica. Giovanni S. commenta un post Anti-Euro del leader di allora del movimento, e scrive “Basta con questo sistema monterario truffaldino. Adottiamo l’unica vera Moneta che da vera sicurezza e che potrebe far scomparire questo sistema criminale; e’ la moneta del Web e si chiama BITCOIN”.
 
Dal 2012 commenti come questi se ne trovano a bizzeffe sui materiali del Movimento.
 
Il 29 Maggio 2013 Davide L. risponde ad un post sui risultati deludenti di una recente tornata elettorale tornando sul tema banche, e dice “bisognerebbe parlare di bitcoin e le monete virtuali che la stanno mettendo nel c*** alle banche”.
 
Il 25 Aprile 2014 Marco A. rimprovera Grillo rispondendo ad un suo post dicendo che il Movimento dovrebbe “poter accettare bitcoin come donazione”. Invito non accolto del Movimento che ad oggi ancora non accetta questo tipo di donazioni.
 
Per vederli con i vostri occhi, andate sul sito www.beppegrillo.it, cercate “bitcoin”, e vi appariranno oltre 115 risultati. Mai indicazioni ufficiali del movimento fino a pochi mesi fa, ma tutti commenti, suggerimenti, e proposte da parte della base M5S o comunque da parte di chi è attivo sulle loro piattaforme.
Molti di questi parlano con linguaggio tecnico, altri spinti esclusivamente da profonda insofferenza verso il sistema bancario mondiale. Il profilo che se ne delinea è quello del simpatizzante 5 stelle profondo conoscitore dell’informatica ed ispirato dalle ideologie contro l’attuale sistema bancario.
 
A quelli che frequentavano i gruppi Facebook su Bitcoin prima del Boom è noto quanti utenti avessero come immagine del profilo la maschera di Guy Fawkes, simbolo da una parte del movimento anarcoide dietro Bitcoin, ma anche vessillo esibito in tantissime piazze 5 Stelle.
 
D’altronde in passato non c’erano certamente molte possibilità per i bitcoiners di avere altre simpatie politiche in grado di rappresentarli. Il PD, con un Tweet di Davide Serra nel 2014 bollava le Criptovalute come uno schema Ponzi. Sempre nel 2014 il deputato dem Luigi Bobba proponeva con una dichiarazione alla stampa una legge italiana restrittiva dell’utilizzo di Bitcoiper la sua presunta pericolosità per i risparmi dei giovani.
 
Nell’Ottobre 2016 è però un deputato eletto con Scelta Civica, l‘informatico Stefano Quintarelli, a proporre la prima legge che regolamenti in qualche modo le Criptovalute in Italia. Lo fa con una proposta che rimarrà insabbiata tra le migliaia di scartoffie del Parlamento, nella quale si poneva un primo limite all’anonimato negli scambi economici così come accade su alcune blockchain. Dopo la proposta , il nobile gesto di Quintarelli di “aprire ufficialmente la questione” delle Criptovalute in Parlamento, è stato abbandonato. 
 
A questo punto, la scena politica ha lasciato nuovamente campo libero a Grillo e al M5S in tema di Criptovalute. Dalla sede della società Optima a Napoli, nel Maggio 2016 Grillo ha fatto la sua prima uscita pubblica parlando di Blockchain. In particolare, propone un sistema blockchain da utilizzare nel controverso campo delle espulsioni che hanno riguardato il movimento. Secondo l’ex comico questa tecnologia può aiutare il cittadino all’espulsione automatica di un parlamentare da lui votato che non segue il programma elettorale.
 
Ma la ciliegina sulla torta del M5S sugli altri partiti in tema di Criptovalute arriva nell’estate del 2017. Aldilà della “moneta cittadina” pensata come moneta locale di scambio da un assessore della giunta Raggi a Roma, a luglio di quest’anno l’assessore torinese Paola Pisano dice pubblicamente che sta “pensando a dei Torinocoin”, una nuova valuta locale basata anch’essa sul sistema blockchain. Iniziativa ancora in stato di incubazione, ma che sdogana nuovamente l’attenzione del Movimento 5 Stelle per Bitcoin e Criptovalute. Una semplice operazione di marketing sul nome “blockchain”? Staremo a vedere.
 
Certo è che tra un Convegno parlamentare e l’altro, in cui questo o quell’altro deputato cercano di capirci qualcosa sul tema delle Criptovalute, il legislatore italiano latita sul tema. Non sembra nemmeno che possa essere motivo di discussione nella campagna elettorale per le prossime politiche 2018, ma una certezza c’è. Nel momento in cui questo sistema di pagamento e moneta alternativa dovesse diventare alla portata di tutti, chi ne avrà una sufficiente conoscenza riuscirà a sfruttarla a suo vantaggio nelle corse elettorali.
 
Renzi ha citato per la prima volta da un palco Bitcoin nell’autunno 2017, ma il ritardo con cui si approccia al tema segna un distacco importante con i grillini. Le destre, totalmente non pervenute.
Basta cercare su Google per farsi un’idea di come in Italia il legame di Bitcoin e Criptovalute sia più forte con il Movimento 5 Stelle che con qualsiasi altro partito. Gli eventi menzionati in questo articolo sono solamente le tappe più importanti di una conoscenza profonda che serpeggia nel Movimento.
 
Il tema vero, infatti, è che per affrontare questo tema non bastano i proclami. E’ compito della politica gestire un tema tecnicamente complesso, che nessuno dei parlamentari ha mai studiato a scuola o all’Università, e su cui il 90% del sapere si trova online da pochi anni.
 
La politica italiana si presenta poco preparata sul banco dei Bitcoin e delle Criptovalute, e pare non intenzionata a cavalcare questo cavallo. Il guaio sarà se questo si rivelerà un Cavallo di Troia e, come per tante cose, se e quando irromperà con forza nel dibattito pubblico prima che sia la politica a portarglielo, solo chi ne avrà una conoscenza tecnologica e sociologica di base potrà gestirlo adeguatamente da un punto di vista legislativo ed elettorale.
 
 
 
 
 

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