Bitcoin è molto più del suo valore economico. Intervista a Lia Correzzola (Unindustria PN)

Intervista a Lia Correzzola, Presidente Giovani Industriali di Pordenone, a margine del Convegno su Bitcoin e Criptovalute ed il loro utilizzo in Impresa del 25 Settembre 2017 (vedi articolo convegno) a Unindustria Pordenone.

 

Un po’ di numeri: quanti esercizi commerciali ed aziende ad oggi nel pordenonese utilizzano pagamenti in Bitcoin? Ne conosce una stima?
Questa domanda è facile, 4 in tutto.
 
Correzzola, lunedì 25 in apertura accennava alla fatica di mettere insieme
industria, commercialisti e bitcoiners della prima ora. Quanta tenacia è servita per portare a termine il compito?
Molta meno di quella che serve per fare impresa oggi in Italia. In realtà amplierei il ragionamento. Ho fatto semplicemente quello che succede in azienda quando abbiamo intenzione di introdurre un’innovazione: ci informiamo consultando i vari professionisti e tecnici del caso. Trattandosi di un caso complesso, il tema criptovalute necessitava di una voce istituzionale portata dalla Guardia di Finanza, a fianco del Giurista, del Commercialista, della Startup, dello Sviluppatore, concludendo in bellezza col Filosofo. Da donna d’azienda volevo ottimizzare il tempo di tutti mettendo le diverse voci in una sala e cercando di costruire un discorso coerente. Sembra che l’esperimento abbia funzionato.
 
E’ soddisfatta dell’iniziativa?
Assolutamente sì. Ho visto moltissime persone genuinamente interessate e in sala c’è stato un bel dialogo tra pubblico e relatori. E devo dire che anche il feedback dei partecipanti è stato positivo.
 
Il dibattito sull’uso legale del Bitcoin è stato molto acceso. Pensa che la tecnologia Bitcoin potrà davvero riuscire ad uscire da questa fase di eterno dubbio sulla sicurezza dello strumento?
Vorrei usare l’espressione di uno dei relatori: E’ inutile resistere. Bitcoin o un’altra criptovaluta (anche se il Bitcoin è ad oggi sicuramente quella più forte e promettente, in molti sensi), quello che conta è che esiste un sistema alternativo e molto più efficiente di quello attuale per validare le informazioni, innanzitutto finanziarie ma non solo, senza intermediari e sovrastrutture. Nessuno ha ucciso i cocchieri, eppure oggi non ce ne sono più perchè sono stati pacificamente sostituiti dal mercato con una soluzione molto più efficace. Io vedo questo fenomeno in atto e se la politica non sarà veloce a prenderne coscienza e a entrare in partita, la potenza prorompente della
tecnologia ci toglierà ogni possibilità di scelta e di presa di posizione. In questo senso ho insistito nella necessità di dialogo tra tutti gli attori in campo per capirsi a vicenda e trovare un terreno comune per la definizione di regole e procedure. Cosa vuol dire per l’Italia legiferare in modo repressivo? A cosa rinunciamo? E a favore di cos’altro? Nel mio piccolo volevo dare un contributo in questo senso.
 
Le Criptovalute sono ancora un tema di nicchia, quanto nella realtà dei Giovani Industriali sente i giovani imprenditori vicini a questo tema?
C’è stato molto interesse, seppure distribuito a spot da tutta Italia. Esistono early adopters, scettici ed evangelizzatori, nel nostro mondo come in tutti. Tutti però sono attenti ai cambiamenti e alle innovazioni, e in questo senso c’è stato un apprezzamento diffuso per il tema, così di moda ma così frainteso e a tratti ambiguo nella sua complessità, di cui si giudicano le foglie ignorando rami, tronco e radici.
 
I commercialisti ci hanno descritto un quadro possibilista sull’utilizzo di Bitcoin, ma ancora incerto.
Secondo lei serve coraggio da parte nelle imprese nell’affrontare questo strumento di pagamento o è meglio adottare atteggiamenti prudenti?
Come ho detto in apertura, consiglio di investire parte del proprio asset di tempo e risorse nella nuova tecnologia, quanto basta per seguirne l’evolversi. Accettare pagamenti in Bitcoin per un commerciante o per la PA (come hanno fatto in Trentino per le mense scolastiche) non incide sul conto economico ma fa stare agganciati al sistema, pronti per il momento in cui sarà conveniente e necessario esserlo. Ma, sempre come ho detto al convegno, tenendo ben presenti che, trattandosi
di un tema innovativo e “appena nato”, ci troviamo in un far west creativo e legislativo che, se da un lato ha enormi potenzialità, dall’altro deve ancora essere regolato e dà adito a molte sfumature di grigio che pretendono attenzione e studio. Quindi consiglio altrettanto caldamente di informarsi bene e di farsi consigliare da veri esperti e non da esperti consultatori di Wikipedia.
 
Giacomo Zucco Show. Uno dei fondatori di Bitcoin in Italia ha espresso idee molto nette sul fatto che la stampa e le grandi banche si stiano concentrando sulla blockchain senza vedere che la vera rivoluzione è il Bitcoin. E’ d’accordo?
Se lo dice lui non posso dubitarne. Sarei stolta a chiamare uno dei maggiori esperti di un tema e poi contestarne le affermazioni, che derivano dalla sua conoscenza attuale dell’argomento ma sicuramente anche da discorsi su nuovi progetti e sull’evoluzione del settore. Però interpreto le sue parole in questo modo: il valore principale della blockchain è la sua capacità di generare Bitcoin, non di sostituire altre certificazioni. Quando invece la blockchain sarà distribuita ovunque, a quel punto spostare i registri non avrà un costo così alto, ma al contrario semplificherà le cose. Rimane il fatto che Bitcoin è molto di più che il suo solo valore economico, è un taglio a procedure e dinamiche consolidate a favore di nuovi percorsi e modelli, molti ancora da esplorare o addirittura immaginare. E far parte della comunità che ne discute ti mette in contatto con idee e soluzioni stimolanti, e questo ho voluto provare a condividere durante l’incontro a Pordenone.
 
Fuori dal ruolo, sarebbe entusiasta di vedere il Bitcoin diventare una forma di pagamento corrente?
Perchè?
Quello che davvero mi entusiasmerebbe sarebbe vedere che ci stiamo interrogando seriamente e
apertamente sul futuro, senza nasconderci dietro una candela che si fa sempre più corta. Automazione, algoritmi e IA hanno già modificato e cambieranno sempre di più la nostra vita, e noi non stiamo facendo abbastanza. Diciamo ai nostri ragazzi che stanno studiando per un lavoro che ancora non esiste, e nel frattempo non facciamo loro amare il cambiamento dando gli strumenti per affrontarlo durante la scuola.

Diciamo alle nostre aziende che devono digitalizzarsi e IndustriaQuattroPuntoZerarsi senza far loro capire davvero da dove iniziare e dove andremo a finire, perdendo ancora del tempo nel valzer degli indecisi.

Diciamo che vogliamo ridurre la disoccupazione senza chiederci davvero cosa sia oggi il Lavoro, se e come renderlo sostenibile a lungo termine, in un momento in cui i dati impietosi sollecitano a gran voce una presa di posizione: dove si abbraccia il cambiamento aumenta l’occupazione. Per questo io e tutto il Gruppo dei Giovani Imprenditori ci impegniamo nella diffusione di concetti quali Aggiornamento continuo, Innovazione, Internazionalizzazione, Relazioni e Networking ad ogni livello, partendo dall’orientamento nelle scuole medie ed arrivando ai convegni “tecnici” come questo sulle criptovalute. E se è vero che c’è molto da fare, il Lavoro non ci ha mai spaventato, soprattutto se dalla nostra capacità di gestire questa fase delicata dell’economia dipenderà il benessere sociale dei nostri figli e delle nostre famiglie allargate.

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