Fuck the system: a che punto è l’anarchismo di Bitcoin

Quando nel 2009 si iniziò a parlare di Bitcoin e chi scrive era nel bel mezzo della sua adolescenza, i primi a mettere le mani in pasta erano quegli smanettoni che a livello globale costituivano la comunità di geek più segreta e nascosta di tutte. Quelli che fondamentalmente lo facevano per divertimento: parlavano tra loro in forum appositi di crittografia, di libertarismo informatico, di libertà su internet, di coding. Assieme a loro, qualche avventuriero finanziario (i co-fondatori di Facebook) ed il bencapitato famoso pizzaiolo.

Bitcoin, nelle stesse parole di Satoshi Nakamoto, nasceva come uno strumento per eliminare tutti i passaggi corruttivi intermedi tra un bene ed il suo effettivo possessore (nel caso, soprattutto le banche e le istituzioni finanziarie). La maschera di Guy Fawkes rimarrà una delle prime immagini da accostare agli articoli di stampa su Bitcoin. 

Oggi la madre delle Criptovalute a minarla non sono più i geek che ne svilupparono l’embrione minando dai pc di casa le prime migliaia di blocchi.

Oggi gli hardware per il mining di Bitcoin hanno bisogno di potenze altissime e tantissima elettricità, e sono spesso sperduti capannoni in lande desolate dell’Asia, dove gli hardware soffocano nella polvere.

Dove è finito oggi l’anarchismo di Bitcoin? In pochi anni quei geek, che dell’anonimato facevano uno dei più grandi vanti della Criptovaluta hanno visto scorrere Bitcoin a fiumi in affari illeciti. Dopo pochi anni (circa la fine del 2016), il mondo del Crimine ha progressivamente abbandonato Bitcoin per Criptovalute meno sotto l’occhio del ciclone.

E finalmente (ma qualcuno non sarebbe d’accordo), è arrivata la fiumana mediatica e la massa di avventurieri finanziari e di poveretti in cerca di guadagno facile. Quotazioni che nemmeno i più fervidi sostenitori di Bitcoin avrebbero mai immaginato.

La ribalta, che ha messo all’attenzione di tutti i media del mondo Bitcoin, ha inesorabilmente catalizzato su di sé un’attenzione senza precedenti e, di conseguenza, dopo quasi 10 anni dalla sua nascita, è arrivata anche la politica. Bandi, regolamenti, necessità di vedere le cose in chiaro, negli ultimi mesi hanno costituito il principale fattore di salita o discesa del Bitcoin, assieme all’avvento del sistema finanziario istituzionale.

I due più grandi nemici dei fondatori di Bitcoin, istituzioni politiche e finanziarie, oggi tentano inesorabilmente di controllare in qualche modo Bitcoin. Delle quattro strade di Zucco con cui la politica cerca oggi di arginare Bitcoin, due sembrano già pronte a partire: i bandi all’utilizzo ed il tentativo di normalizzazione tramite la regolamentazione. 

L’Unione Europea ha Creato l’osservatorio sulla blockchain, l’Italia presto partirà con un registro per chi opera con Criptovalute, in Asia si susseguono voci e smentite su bandi all’utilizzo delle Criptovalute in vari modi.

Ma gli anarchici che lo hanno supportato all’inizio? Sono ancora li, vivi, vegeti e più compatti che mai. Di fronte ai crolli che hanno fatto perdere risparmi a migliaia di investitori dell’ultima ora e contro l’istituzionalizzazione di Bitcoin come semplice asset finanziario, continuano a discutere i suoi progressi tecnologici, i metodi per cui la filosofia resti intatta nonostante l’attacco che è arrivato ed è fortissimo. Per loro Bitcoin deve essere lo strumento libero che permette ad ogni singolo di possedere direttamente i suoi risparmi, senza intermediazione.

Jamie Bartlett sul Guardian sostiene che i Crypto-Anarchici saranno un movimento che presto potrà fare capolino in maniera ufficiale nel teatrino poco edificante della politica mondiale, orfana di valori e vere ideologie. 

Alcuni esperimenti fisici di CriptoAnarchici esistono e sono tuttora molto attivi. Un esempio spesso citato è quello di Paralelnì Polis a Praga, in Repubblica Ceca, vero e proprio hub di scambio, informazione e network Europeo sull’anarchismo in ambito di Criptovalute. 

Il gruppo in un modo anarchico molto più sobrio e dall’aria familiare dell’anarchismo da anni ’70, organizza incontri periodici e conferenze internazionali di hackers e sostenitori dell’anarchismo finanziario, pubblicando poi testi e relazioni che fungono da punto di riferimento per la comunità hacker e di CryptoAnarchici. Sul loro canale Youtube si possono vedere i filmati di esperti internazionali, anche Italiani, che parlano a folle di persone di Cyber Anarchia, forniscono strumenti pratici, fanno considerazioni sullo stato delle Criptovalute e tanto altro. Insomma, sono il riferimento per i fervidi sostenitori dell’Anarchismo finanziario.

Certamente, odiano Ethereum, e le migliaia di AltCoin nate dopo Bitcoin e startup annesse. Le bollano come un metodo per provare ad avere la bella macchina in pochi anni cavalcando l’onda, che nulla ha a che fare col principio libertario alla base della madre delle Criptovalute.

Non sappiamo fin dove potrà spingersi questo movimento, che già oggi teorizza attacchi hacker organizzati dagli Stati nazionali per sconfiggere Bitcoin, certo è che è un fattore del quale tenere conto in un’analisi più completa delle Criptovalute, oggi offuscate unicamente da notizie sul trading.

Le ragioni per cui nacque Bitcoin sono ancora tutte li, e non si sono spostate di un millimetro. Stanno migliorando da un punto di vista tecnico, ma non arretrano nemmeno un passo. Se oltre questo nucleo si è costruito un mondo di startup, media, industria tecnologica, il ventre caldo del CriptoAnarchismo è ancora li, più convinto che mai.

E fare finta di non vederlo sarebbe un errore molto grave. 

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