Corsa contro Google e le Big Tech delle startup di criptovalute | Intervista all’inventore di SmartBit

Il mondo delle startup di Criptovalute e blockchain è un vulcano di nuove iniziative imprenditoriali.

In un momento in cui però le crypto non sono più sui titoli di apertura di telegiornali e grandi media, è sempre più difficile riuscire a portare avanti la propria impresa. Commercializzare prodotti destinati alla massa, ancora di più. 

Tra speranze di fatturare e auspicio di “stupire continuamente” tutte da verificare in pratica in un mondo dove le big tech la fanno da padrona, abbiamo chiesto di dirci la sua a Camillo Piscitelli, 25 anni, inventore di Sidera. Studente di lingue, ha lanciato la sua startup ad inizio 2018 ed ancora deve passare alla fase di lancio sul mercato del suo prodotto, la più dura rispetto ai roboanti numeri che auspica di vendere.

Il prodotto in questione si chiama SmartBit, ed ha attirato la nostra attenzione perchè è stato selezionato per essere incubato e accelerato dal colosso IBM.  

Il prodotto in fase di lancio di Sidera di chiama SmartBit, ed è uno smartwatch che permette di effettuare e ricevere pagamenti in criptovalute e token ERC20. La sicurezza è data da un sensore biometrico integrato che per capire di essere utilizzato dalla persona giusta, si basa su una serie di dati biometrici come sudorazione e movimento del braccio. Questo significa che in caso di furto o smarrimento nessuno sarà in grado di accedere al wallet.

Da subito ci siamo chiesti quali potessero essere i numeri di un simile prodotto, tecnologico quanto ancora assolutamente di nicchia, e quale disegno potesse esserci all’origine. La nostra diffidenza ci ha portato a condividere con voi le risposte del fondatore ai nostri dubbi. 

Ecco le parole di Camillo. 

 

Da dove nasce l’idea di SmartBit e cosa vi ha fatto conquistare le grazie di IBM?

SmartBit nasce dall’idea di unire un dispositivo come lo smartwatch (già esistente da qualche
anno ma non ancora mainstream come lo smartphone) con gli hardware wallet che hanno iniziato
a popolare il panorama cripto da un paio di anni. Abbiamo pensato che gli smartwatch potessero
essere un eccellente supporto indossabile per le cripto, con funzionalità avanzate di custodia e
scambio. L’obiettivo, insomma, è stato quello di creare il dispositivo indossabile definitivo,
riempiendo un gap lasciato dalle grandi compagnie tech – che non hanno il coraggio di esporsi in
un settore critico come quello delle criptovalute. Riteniamo che sia proprio questo passaggio ad
aver portato IBM ad interessarsi a Sidera.

Previsioni di mercato? Quanti SmartBit avrà venduto Sidera nel 2020?

L’obiettivo prefissato è di almeno 500mila dispositivi venduti entro il 2020.

Leggiamo su businessandleaders.it che Sidera ha creato SmartBit, che viene definito
“molto più di uno smartwatch. È un dispositivo che ti consente di memorizzare e scambiare
cripto come mai prima d’ora, essendo anche il più sicuro al mondo”. Perché decidere di
lanciarsi in un settore così di nicchia ma con un prodotto facilmente imitabile? Se domani
Apple, leader nei wearables, decidesse di creare un’applicazione per storage e pagamenti
in cripto nel suo smartwatch, ci sarebbe ancora mercato per voi?

Il nostro intento è innanzitutto quello di arrivare primi, laddove non esiste attualmente concorrenza (SmartBit è il primo nel suo genere). Sidera ha intenzione di specializzarsi sulla sicurezza degli indossabili, dando contemporaneamente all’utente finale la certezza di poter disporre in piena autonomia dei propri risparmi. Dietro a Sidera ci sono soprattutto forti ideali, che abbiamo intenzione di difendere ad ogni costo. Una nostra grande capacità, inoltre, è quella di poter penetrare diversi settori: dalla finanza al settore sanitario e militare, unito al dono di sapersi continuamente reinventare. Insomma, Sidera saprà stupirvi continuamente.

Il sogno del pagamento in cripto su POS semplicemente avvicinando lo smartwatch è fantastico. Ma realmente la diffusione dei pos di Criptovalute va a rilento. Perché credete che sarà realmente possibile? In che modo?

Questa è la parte più importante del nostro progetto, il vero e proprio “ingrediente X” che ci rende
differenti. Siamo ben consapevoli della difficoltà di adozione delle cripto, tanto che sarebbe
impossibile vendere 500,000 dispositivi per il 2020 se fosse necessario far accettare le cripto nei
negozi. È proprio per superare questo ostacolo dell’adozione e far diventare non solo il nostro
device ma le cripto in generale mainstream che abbiamo trovato la soluzione: la conversione delle
cripto in valuta normale (FIAT) prima che avvenga il pagamento (con tecnologia NFC). In pratica al
momento di pagare, avvicinando l’orologio, la transazione verrà fatta in Euro in NFC – come già
accade con Apple Pay, Android Pay e le carte contactless. Questo sistema si appoggia ad una banca che processerà le transazioni, come già avviene con le carte di credito cripto che hanno iniziato a popolare il panorama nell’ultimo anno. Il sistema è analogo, ma integrato in uno smartwatch NFC.

Il vostro sito è in inglese. In Italia c’è poco interesse al mondo fintech e bisogna guardare all’estero per attrarre capitali veri? Oggi che le Criptovalute sono sparite dalle televisioni, il mondo delle startup ad esse collegato è in fermento. Cosa c’è di buono e meno buono nel mondo delle startup fintech?

Il nostro sito è in inglese e siamo orientati ad un pubblico più internazionale, è vero. Non abbiamo
snobbato l’Italia, piuttosto abbiamo riscontrato un interesse da subito internazionale, con partner,
collaboratori e una community che provengono da ogni parte del mondo.
Per quanto riguarda le startup FinTech di buono c’è sicuramente il forte carattere innovativo che le contraddistingue. Di meno buono l’orientamento al profitto e alla speculazione, così viscerale che rischia di danneggiare il mercato.

Avete avuto il coraggio di usare il termine “crowdfunding” nel vostro sito. Il mondo delle
cripto oggi vive soprattutto nelle startup ma è sparito dalle televisioni, c’è possibilità di
depurarlo dall’utilizzo improprio di termini che si sono costruiti attorno un’immagine non
corrispondente alla realtà? In che modo?

Abbiamo usato il termine crowdfunding – menzionando quasi per nulla il termine ICO – perché
nonostante alla fine di quello si tratti, sorprendentemente non amiamo così tanto le ICO. Non per
passare per degli ipocriti, ma se avessimo lanciato il progetto su Kickstarter nessuno avrebbe
avuto niente da ridire. Siccome stiamo facendo una raccolta fondi basata sulla distribuzione di
criptovaluta, allora si tratta di ICO. Come detto in precedenza, il forte orientamento al profitto che ha caratterizzato numerosissime realtà (ICO, appunto) ha finito per danneggiare il mercato stesso portando un’enorme ondata negativa ad abbattersi anche su quei progetti che hanno tutto l’interesse di fare bene. Sidera sta conducendo un crowdfunding, perché di questo si tratta. Stiamo rilasciando un prodotto commerciale, che sarà possibile comprare sugli scaffali e nei negozi e-commerce. Un prodotto fisico e tangibile, che produrrà un fatturato concreto e misurabile.

La nostra classica domanda di conclusione: sei un bitcoiniano di ferro o altre Criptovalute
(non token che servono solo per il crowdfunding, intendiamoci) potranno resistere nel
tempo? Perchè?

Per certi aspetti mi ritengo un Bitcoin maximalist, del tipo: esiste solo il Bitcoin per quanto riguarda store of value, vero e proprio Re indiscusso delle criptovalute (o magari unica vera criptovaluta). Si può essere d’accordo o meno, quello che è oggettivo è che anche il mercato l’ha saputo provare: se sale il Bitcoin salgono tutte le altre, se scende scendono tutte. Insomma, nessun’altra cripto campa di vita propria. Si potrebbe entrare in una discussione riguardo reale domanda e la necessità di dare un mercato che sia in grado di sostenere il valore di una valuta (è ciò che stiamo cercando di fare con Sidera) ma mi dilungherei troppo.
Tuttavia, per concludere, esistono diversi progetti basati su tecnologia Blockchain che hanno un
grandissimo potenziale, con relativa valuta decentralizzata. L’innovazione è tanta e quello che è
chiaro è che la Blockchain è qui per restare.

 

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