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Raccontiamo il progresso di blockchain, tecnologie distribuite e criptovalute.

Come sono diventato un comunicatore di Bitcoin: intervista ad Alberto De Luigi

Nella ricerca di persone del mondo delle Criptovalute la cui parola può essere utile ai nostri lettori abbiamo deciso di intervistare uno dei comunicatori più in voga in questo mondo: Alberto De Luigi, autore di www.albertodeluigi.com.

Da una semplice intervista, grazie al cuore di Alberto, è nato un racconto preciso, minuzioso, dettagliato, di come ha fatto a diventare un oratore di Criptovalute e cosa c’è dietro alle sue analisi.

Alberto, un’istituzione nel mondo della divulgazione sulle Criptovalute. Un istrionico 28enne, appassionato di nuove tecnologie che narra il potenziale delle Criptovalute a numerose platee in giro per il Paese. Prima di cominciare: come si fa a diventare Alberto De Luigi? Da dove è nata la voglia di fare questo percorso nella divulgazione sulle Criptovalute?

 
Ho sempre scritto parecchio sin da ragazzo, degli argomenti più disparati. In certi periodi della
mia vita ho avuto un blog, su myspace prima, blogspot poi. Scrivevo soprattutto per me stesso,
per tenere traccia di quello che mi passa per la testa, come un diario personale. Quando ho
iniziato a lavorare in ambito IT, pensavo potesse essere formativo per me creare un sito da
zero, cosa che non avevo mai fatto ed ero curioso di imparare. Ho quindi voluto cimentarmici,
iniziando banalmente con qualche ricerca su internet, del tipo “come si crea un sito”. Così è
natoalbertodeluigi.com. Il dns riporta semplicemente nome e cognome proprio perché è
nato senza un’idea precisa. Le prime cose che avevo caricato erano le mie passate
pubblicazioni (due libri di filosofia politica scritti ai tempi dell’università) e non ho mai escluso
di postare, prima o poi, persino qualche recensione di serie tv.
Non sono stato affatto fra i primi italiani ad avvicinarmi alle cryptovalute, per quanto oggi, a
mio avviso, siamo ancora tutti “early adopter”. Da un annetto scarso mi interessavo a Bitcoin,
quando a inizio 2016 ho voluto entrare più a stretto contatto con la community. Conoscevo da
anni Giacomo Zucco (attuale CEO di Blockchain lab) per via della vicinanza ideologica:
liberalismo, libertarismo, scuola austriaca di economia e affini. Sin da liceale frequentavo
incontri politico-culturali e credo di aver visto Giacomo la prima volta intorno al 2010 in qualche
meeting del Tea Party Italia. Da studente di economia e di scienze politiche ero appassionato di
filosofia morale e storia della moneta e il mio interesse per Bitcoin nasce proprio da
un’insoddisfazione per la realtà politico-economica: in Bitcoin ho iniziato a vedere una possibile
soluzione che avrebbe rivoluzionato il mondo.
Giacomo è stato il mio primo interlocutore quando avevo domande irrisolte in ambito
tecnologico e iniziai così a frequentare gli incontri del Bitcoin Milano meetup. Ricordo ancora di
aver incontrato Riccardo Casatta (Eternity Wall, Open Timestamp) che ai tempi non mi
conosceva e quando gli dissi che avevo comprato dei bitcoin a 300 euro mi rispose qualcosa
del tipo: “è alto adesso, non è un bel momento per comprare”. Secondo me se glielo chiedete
oggi si rimangerà tutto!
Nel frattempo stavo studiando la “developer documentation” di bitcoin.org per comprendere
a fondo la tecnologia. Come ogni cosa che studio, la schematizzo e, se possibile, cerco di
conferirgli un ordine ed esposizione più efficace. Così mi ero fatto un bel power point da una
cinquantina di slide. Sono pendolare e lavoro a 130km da casa, talvolta per riposarmi mi fermo
a dormire fuori, perciò è per me fondamentale avere un “cloud”. A quel punto, perché non
mettere tutto sul sito? È così comodo avere una repository online consultabile da dovunque e
con qualsiasi device. Il blog albertodeluigi.com era ancora praticamente vuoto quando iniziai a caricare le prime pagine /transazione-bitcoin e /creazione-di-bitcoin. Ero lieto di condividere quelle informazioni con chi ne avesse bisogno, ma principalmente le mettevo online per mia personale comodità nel consultarle.
Da non molto avevo iniziato a lavorare nel mondo della consulenza IT e i miei interessi
tornavano utili anche a livello professionale, poiché l’azienda per cui lavoro, BTO Research, mi
aveva richiesto alcuni report in vista dello sviluppo di una nuova area di consulenza su
tecnologie blockchain. Fornii volentieri quanto commissionato, semplicemente elaborando i
materiali che avevo già prodotto. Ho contribuito così all’avviamento del B3: il Blockchain
Business Board.
La vera svolta però è avvenuta nel maggio 2016, quando al meetup di Milano erano ospiti
Joseph Poon e Tadge Dryja, creatori del White Paper di Lightning Network. Per due settimane
dopo quell’incontro, ho passato ogni notte a studiare il paper e buttare giù schemi finché non
finii quello che ritenevo il mio piccolo capolavoro: la guida su Lightning Network. La guida non
era pensata per un pubblico, era per me. Semplicemente, quando studio schematizzo e mi
​piace avere un riassunto a portata di mano. Ne andavo particolarmente fiero perché, rispetto
al protocollo Bitcoin, Lightning Network è davvero difficile, specie se non hai sottomano le mie
guide già pronte!
Perché studiare di notte in due settimane, in fretta e furia? Ritenevo che LN fosse di
fondamentale importanza, dovevo togliermi quel tarlo dalla testa, ne andava della mia integrità
ideologica. Infatti Bitcoin è una possibile soluzione a un problema sociale, ma la “battaglia
politico-ideologica” a favore delle cryptovalute può essere portata avanti solo se queste
funzionano davvero, su larga scala. Tuttavia, la blockchain è una tecnologia poco scalabile e
senza un layer off-chain nessuna crypto decentralizzata può avere una diffusione di massa.
Pensai quindi che dovevo assolutamente accertarmi della bontà di Lightning Network, o la
rivoluzione che vedevo in Bitcoin si sarebbe rivelata solo un’illusione.
Preparai quindi la guida in Italiano, ma avevo dei dubbi e dovetti tradurla in inglese per
chiedere supporto. Caricai tutto online e Scrissi a Rusty Russell e Joseph Poon. Ai tempi
ignoravo completamente l’importanza di Russel nell’ecosistema Bitcoin, pensavo che fosse solo
un appassionato. Gli scrissi semplicemente perché avevo trovato (a fatica) cercando su google,
una sua guida su LN. Russell rispose mesi dopo, scusandosi di non aver visto la mail, ma Joseph
Poon fu piuttosto celere e si complimentò con me, dandomi conferma della bontà del mio
lavoro. A quel punto avevo le idee chiare sul fatto che Bitcoin in futuro avrebbe potuto
funzionare anche su larga scala, la mia fiducia nello strumento crebbe e decisi che era il
momento di andare “all in”. Da allora, oltre il 99% dei miei valori è in Bitcoin.
A quel punto però, mi accorsi anche di avere sul sito del materiale assolutamente esclusivo,
poiché non esistevano altre fonti di informazione su quei temi in tutta italia (e scarseggiano
tutt’ora anche nel resto del mondo). Quindi mi si è accesa la lampadina. Quelle informazioni
erano richieste da molti, ma nessuno, o pochissimi, sono in grado di fornirle. Diciamo che ho
sentito “la chiamata”, avevo una missione da compiere. Il sito diventò un blog incentrato
esclusivamente su Bitcoin e iniziai a scrivere sempre di più, incoraggiato dagli utenti
continuamente in crescita, che sono tanto generosi di complimenti quanto desiderosi di sapere
e pieni di richieste. Quando gli utenti iniziano a diventare centinaia se non migliaia, e ti vedono
come un riferimento, alla fine sviluppi una sorta di senso del dovere verso la community.
 

Quanti sacrifici comporta girare l’Italia, spesso gratuitamente, per portare avanti la tua missione?

Hai detto bene, è per me una “missione”, ma anche una grande passione. Mi è sempre piaciuto
insegnare, ho sempre avuto quella “vocazione”, anche durante l’università davo spesso
ripetizioni. Soprattutto però, diffondere la consapevolezza di cos’è Bitcoin è per me un dovere
morale, come se fosse un credo politico. È un sacrificio che compio volentieri. Gli incontri dal
vivo tutto sommato sono una fetta minima del mio operato, l’impegno più oneroso è
l’aggiornamento del blog. Di persona ho tenuto incontri a Milano, oltre che a Pavia, Lodi, Forlì e
Ravenna e ne ho in piano altri (il prossimo probabilmente a Parma), tutti comunque solo nel
nord Italia, per ora. Oltre a ciò, talvolta faccio degli streaming o pubblico dei video su youtube.
Devo dire che in certi periodi arrivo un po’ allo stremo delle forze, la vita mi sembra una lotta
contro il sonno. Far convivere la passione col mio lavoro, che ha ben poco a che fare con
Bitcoin, è impegnativo. Ho avuto varie proposte nel settore, ma per il momento voglio tenere
hobby e lavoro separati. In quanto dipendente al servizio di una grossa multinazionale, di
quelle col fatturato a 11 cifre, ho dei ritmi intensi. Capitano i periodi in cui apro la mail la
mattina e nelle sole ore notturne ho accumulato una trentina di messaggi con richieste diverse
da tutto il mondo. Non faccio in tempo nemmeno a leggere che sono travolto da altre
emergenze. Quando la sera arrivo a casa, mi aspetta Lorenzo, mio figlio di 1 anno e mezzo che,
a detta della mamma, da quando esco la mattina non fa che urlare “papà, papà”. Appena
metto a letto il tato, pronti via per un’altra notte nel magico mondo dei bitcoin. Se non avessi
passione in tutto quel che faccio non ce la farei a reggere.
Il sacrificio c’è, ma è anche un investimento che sto facendo nel mio futuro, e soprattutto, sono
convinto di fare quel che posso, nel mio piccolo, per migliorare il futuro dell’umanità. Mi

conforta vedere che ci sono altre persone nella stessa situazione. Un esempio è il già citato
Giacomo Zucco: l’ho invitato un paio di volte a parlare presso la mia associazione culturale Lodi
Liberale (fondata a Lodi con alcuni amici nel 2013, organizziamo un evento al mese). Ebbene,
all’ultimo incontro mi sono accorto che anche lui soffriva terribilmente di sonno e stanchezza.
Nel suo intervento era perfetto, ma appena non era chiamato in causa direttamente, potevi
scorgere sul suo volto i segni della fatica a stare sveglio. Anche il nostro dialogo a due che
trovate su youtube è stato registrato in piena notte, perché nonostante la programmazione con
due settimane di anticipo, io e Giacomo non siamo riusciti a fissare la registrazione in una data
e ora diurne.
 

La domanda che molti si fanno: vieni pagato per i tuoi interventi?

Non ho mai chiesto compensi né rimborsi e quando mi sono stati espressamente offerti li ho
rifiutati. Accetto tuttavia sempre di buon grado la cena, perché a un pasto gratis non si dice
mai di no, e se sono lontano da casa non rifiuto la stanza d’albergo. Per quanto riguarda il blog
albertodeluigi.com, avrete notato che è completamente privo di pubblicità. Se mai pubblicizzerò qualcosa, penso che si tratterà solo di servizi nel mondo Bitcoin che io in prima persona ritengo utili.
In futuro, per gli incontri dal vivo, se sarò molto richiesto, non escludo di farmi pagare, in base
alla situazione. Più che altro perché non ho il dono dell’ubiquità e a un certo punto bisogna dire
di no, per salvaguardare la propria salute. Mi è capitato che mi chiedessero di fare formazione a
gruppi di traders e ovviamente in quei casi ho chiesto un compenso, ma c’è una bella
differenza fra tenere un seminario presso l’università o una lezione pratica privata ad un
gruppo di speculatori.
 

Dove hai imparato le tue tecniche oratorie e di presenza sul palco? In un settore nato dai cosiddetti “nerd” non è proprio da tutti.

A dire il vero, come ogni buon nerd, mi ritengo abbastanza scarso come oratore. Reggo a

Foto di Alberto De Luigi durante una recenta presentazione a Forlì. Foto di www.bitcoinromagna.it

malapena il palco solo perché sono relativamente competente nelle materie di cui parlo e,
come diceva Catone: “rem tene, verba sequentur”. Qualche differenza rispetto ad altri nerd
bitcoiner ce l’ho: non sono né un matematico, né un fisico né un ingegnere informatico, ma ho
fatto il liceo classico, ho una laurea in scienze politiche e un master degree in economia. Sono
arrivato all’informatica per lavoro quasi per caso, complice anche l’essere sempre stato uno
smanettone al computer. Ammetto di fare abbastanza fatica a parlare, sono molto più a mio
agio nello scrivere. Tuttavia, fra gli eventi dell’associazione Lodi Liberale, lo streaming, gli
incontri Bitcoin e il lavoro, in qualche modo si finisce per imparare almeno la skill “Italiano
parlato: livello base”.
 

Veniamo ad un problema oggi sempre più complesso: l’informazione sulle Criptovalute. Come siamo messi oggi in Italia secondo te? E negli altri Paesi?

Se guardiamo alle testate mainstream, l’informazione è ridicola. Persino su un quotidiano che
dovrebbe essere piuttosto tecnico, Il Sole 24 Ore, si leggono cose da far accapponare la pelle.
Ricordo quella volta che il vice-direttore Plateroti scrisse un articolo su Bitcoin che (credo per
ignoranza, non malizia) includeva più o meno un errore o una imprecisione ad ogni singola riga.
Il bello è che quando fu ridicolizzato sul gruppo facebook Bitcoin Italia (quello della Bitcoin
foundation di Cimatti) in risposta Plateroti in persona, vice-direttore del Sole 24 Ore, si mise ad
insultare vari utenti del gruppo su facebook. Che aplomb ragazzi!
Capita un giorno si e uno no di vedere articoli pieni di errori, ma con questo non voglio dire che
siamo messi così male. Nel resto del mondo non sono da meno. E in Italia ci sono anche canali
in cui si trovano voci competenti, sia su siti internet che chat e social, che altrove mancano.
Quando ho pubblicato l’articolo su Tether e Bitfinex lo scorso 4 febbraio, mi sono stupito di
ricevere circa 5000 visite in un solo giorno, per un argomento così di nicchia, all’interno di
quella che è già la nicchia dei bitcoiners. Se quasi 5000 persone visitano in un solo giorno un
articolo così di settore, penso che le persone che vogliono l’informazione di qualità siano in
grado di raggiungerla anche in mezzo a tanta mediocrità. Dato che ogni articolo sul mio blog viene contemporaneamente pubblicato anche su www.rischiocalcolato.it (altri giornali online saltuariamente mi pubblicano, ad esempio www.miglioverde.eu) quel pezzo ha avuto anche maggior risonanza. Addirittura, in quell’occasione lo stesso co-fondatore di Bitfinex/Tether mi ha contatatto.
Devo dire che l’Italia ha una specificità che non mi dispiace affatto: è forse l’unico paese
occidentale in cui c’è una community che parla la lingua locale (oltre a qualche comunità
ispanica). Il vero bitcoiner esperto deve essere almeno bilingue poiché non può prescindere
dall’inglese, ma qui in italia abbiamo gruppi (anche sui social) molto grandi e molto attivi, in cui
si parla italiano anche per discussioni di livello molto alto. Oltre ai gruppi facebook Bitcoin Italia
e Crypto Italia, devo menzionare il blog il Portico Dipinto e in ambito di teoria monetaria gli
articoli di Francesco Simoncelli. Non solo, esportiamo anche all’estero: l’ultimo mio articolo, “Le
Dieci Regole sacre del buon bitcoiner” è stato tradotto in inglese da Nova Mining. In passato io
stesso scrivevo alcuni pezzi sia in italiano che in inglese, ma ora la mia attività in lingua è
limitata a twitter, più che altro perché fare un articolo due volte è snervante.
All’estero i canali di informazione principale, oltre alle mailing list di dev, per me sono Reddit,
Bitcointalk, Coindesk, Bitcoinmagazine, talvolta qualche notizia spot su Bitcoin.com (anche se
non condivido la campagna ideologica che stanno mettendo in atto ultimamente), ma
soprattutto vari blog specializzati, spesso su Medium. Su Cointelegraph invece mi è capitato di
leggere qualceh articolo peggio di quelli de Il Sole 24 Ore.
È inevitabile che, ovunque nel mondo, i giornalisti “mainstream” continueranno a scrivere
ancora per qualche anno che Bitcoin è una bolla, un covo di terroristi e pedofili, esattamente
come lo scrivevano per internet a fine anni Novanta e inizio Duemila. Poi, senza nemmeno
accorgersi, verranno travolti dal mondo, che gira più veloce delle loro testoline, e si
dimenticheranno delle stupidaggini che scrivevano su Bitcoin, per prendere di mira un nuovo
nemico tecnologico. Ho comunque maggiore tolleranza per gli articoli ignoranti su Bitcoin
piuttosto che la maggior parte degli articoli di politica o quanto sento nei telegiornali. Se nel
primo caso vedo solo ignoranza o pigrizia mentale, nel secondo vedo anche la malafede.
 

Sempre più siti e canali, spesso gratuiti, stanno nascendo. Gli annunci pubblicitari fanno gola a tanti e molti siti di SEO consigliano di “investire” nella creazione di contenuti sulle Criptovalute per guadagnare con gli annunci. Secondo te è opportuno tentare di arginare questo fenomeno? Come si potrebbe agire?

Non dovremmo arginare questo fenomeno, né potremmo arginarlo in alcun modo. L’unica cosa
che possiamo fare è proporre e condividere contenuti di buona qualità, possibilmente gratis,
sperando che raggiungano più persone possibili. Chi e quanti fruiscono di quali informazioni, lo
decide il libero mercato. Nel mondo delle cryptovalute la responsabilità è individuale e questo è
il prezzo della libertà. Se non ti informi o ti fidi della fonte sbagliata e fai le scelte sbagliate,
imparerai dai tuoi errori. Guarda al sistema bancario di oggi: c’è una miriade di regole,
informative e coperture istituzionali possibili, eppure finisce che Monte dei Paschi ha un buco di
8 miliardi di euro e a pagare sono in contribuenti. Almeno, nel mondo delle crypto quando
fallisce l’exchange MtGox le perdite non sono diffuse socialmente e a perderci sono gli utenti
che tenevano lì i soldi, e hanno imparato la lezione: i bitcoin si tengono nel wallet, non
sull’exchange. La lezione però nella finanza tradizionale non si impara mai per via
dell’intervento pubblico, perciò le banche sono incentivate al moral hazard e quando c’è il
collasso paga il cittadino. Io sono per la libertà assoluta di scambio e di espressione, un sito
può mettere tutta la pubblicità che vuole. Se è la pubblicità di una ICO truffa, non mi interessa,
starò lontano dal sito, oppure non cliccherò sulla pubblicità. Semplice. I siti peini di pop-up
pubblicitari li chiudo un nanosecondo dopo averli aperti, e mi pento di averli aperti.
 

Ci ha incuriositi un tuo commento ad un post sulle dubbie capacità dell’Università di fare cultura sulle Criptovalute. Tu che in qualche modo le frequenti, come vedi il rapporto tra università Italiana, Criptovalute e mondo delle tecnologie distribuite.

Nell’ambiente universitario ho trovato molta curiosità e interesse da parte dei professori,

entusiasmo da parte di parecchi studenti. Trovo che l’ambiente accademico abbia molti più
punti di contatto con le cryptovalute rispetto ad aziende tradizionali, banche, pubblica
amministrazione o ordini professionali, i quali fra l’altro potrebbero anche sentirsi minacciati
dalle nuove tecnologie. Ad oggi non c’è un titolo di laurea in cryptovalute e blockchain e
riconoscere un esperto, per chi è nuovo del settore, è difficile, ma col tempo si formerà un
know-how. Non mi stupisce che qualcuno ad oggi prenda dei granchi ed è normale che sia così.
L’episodio che commentavo è quanto accaduto nell’Università di Palermo, dove un trader che
specula sul Forex ha tenuto un seminario di bassissima qualità su Bitcoin, per di più
pubblicizzando i suoi corsi di trading pagamento. Non è qualcosa che ho assistito
personalmente, ne ho letto solo i resoconti sui social. A discolpa dell’università, ho sentito che
l’evento è stato organizzato in autonomia dagli studenti. Se per policy interna gli studenti sono
liberi di organizzare gli incontri che vogliono non sarò certo io a sindacare sulla questione. Mi
auguro almeno che, dopo il primo errore, nessuno si sogni di invitare nuovamente una persona
del genere a parlare di Bitcoin.

 

 
Ed ora, la domanda delle domande: sei un Bitcoiner doc o pensi che almeno
altre 4-5 Criptovalute possano avere un futuro?
 
 
Quattro o cinque credo che siano troppe. Il mercato tende a convergere verso un unico
standard, come può essere il protocollo internet IPV4 e IPV6 rispetto ad altri protocolli di
telecomunicazione, o i binari ferroviari, o i bulloni (con grandezze standard del dado e della
vite). C’è un “effetto network” che permette a una soluzione tecnologica di dominare persino
quando c’è una soluzione alternativa più evoluta. Mi spiego: probabilmente nella storia sarà
nato qualche social migliore di Facebook, però se tutti gli utenti sono su Facebook, nessuno è
incentivato a usare l’alternativa, anche se tecnologicamente migliore. Se inventassimo un
protocollo “internet” migliore di quello di oggi, ma incompatibile con l’attuale, chi spingerebbe
l’intero ecosistema che si è creato sull’attuale protocollo ad utilizzare la nuova tecnologia?
L’effetto network, in ogni caso, non è l’unica ragione per cui Bitcoin prevarrà. Infatti Bitcoin è
ad oggi la cryptovaluta tecnologicamente più all’avanguardia. Il protocollo da nove anni a
questa parte continua a mutare e implementare upgrade innovativi, non c’è nessuna crypto
che abbia una community così attiva e competente e nemmeno così politicamente affiatata:
pensiamo allo scontro interno alla community relativamente alla scelta di un aumento del
blocksize. SegWit approvato lo scorso agosto ha finalmente dato via libera alla costruzione del
Lightning Network, che è la punta di diamante delle innovazioni nel mondo delle cryptovalute.
Infine, bisogna considerare che le cryptovalute sono fatte di codice open source, perciò se
un’alternativa, ad esempio Ethereum o Bitcoin Cash, dovesse mai sviluppare un upgrade
originale che si riveli valido e prezioso, per importarlo su Bitcoin basterebbe poco più che un
copia-incolla. Chi dice che Bitcoin è ormai il vecchio e ci sono tecnologie molto più avanzate,
non sa di cosa parla.
 

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