Calano gli usi illeciti di Bitcoin

Una ricerca Australiana fa luce sull’utilizzo illegale di Bitcoin

 

I criminali hanno capito che fare affari col Bitcoin conviene, ma fino ad un certo punto. Un recente studio è stato pubblicato dal Professor Dean Foley dell’Università di Sidney, Australia. Lo studio serviva a capire quanta parte degli utilizzatori di Bitcoin lo fa per scopi illegali, per verificare la legittimità della critica più comune alla madre delle monete virtuali.
Il Dr Foley ha condotto lo studio tramite strumenti informatici innovativi in grado di carpire dove certi token vengono utilizzati, classificando anticipatamente fonti e destinatari come legali o non legali.
Dallo studio è emerso come fino al 2014 l’utilizzo di portafogli Bitcoin in siti o piattaforme considerate illegali era sostanzialmente i 2/3 del mercato. Poi è successo qualcosa.
Come mostra il grafico, non è crollato il numero di chi li usa su canali non legali, bensì è aumentato in maniera vorticosa il numero di chi li utilizza legalmente. Dopo il 2014 dunque la svolta, che ha portato quel mercato “buio” di Bitcoiners ad una sostanziale stagnazione, per essere alla lunga sopraffatto da chi li usa legalmente.

Lo studio è solamente un piccolo passo per la riabilitazione scientifica e culturale di Bitcoin, visto per troppi anni solamente come “la moneta di Silk Road”.

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