Bitcoin fork e i pesciolini rossi della finanza

I danni di Bitcoin fork alla credibilità delle Criptovalute

 

Sta accadendo. Il Fork di Bitcoin Gold. E tutti gli squaletti della finanza a chiedersi perché, quando, dove, come avranno il loro tesoro. Gruppi Facebook, chat e pagine intere inondate delle domande più disparate sulla nuova AltCoin.

Prima di tutto, se volete informazioni serie, leggete le uniche fonti di informazioni serie in quanto dirette interessate: Bitcoin.org (sito di Bitcoin) al link https://bitcoin.org/en/alert/2017-10-09-segwit2x-safety e Bitcoin Gold (sito di Bitcoin Gold) al Link https://btcgpu.org/. (Se servono traduzioni siamo qua anche per questo)

Secondo: non sta nascendo un nuovo Bitcoin, ma sta nascendo una delle tante AltCoin nell’accezione più negativa del termine, che il mercato delle Criptovalute sta vedendo nascere come funghi nell’ultimo anno. Abbiamo già avuto modo di elencare tutti gli aspetti negativi di Bitcoin Gold (qui il link http://italiacriptovalute.it/bitcoin-flop-la-vera-storia-st…), ma il tam tam mediatico cui stiamo assistendo fa emergere in maniera lampante una cosa.

I fork di Bitcoin sono sostanzialmente delle assegnazioni gratuite di una sorta di pezzettini di carta senza alcun valore intrinseco. Ne viene stabilito un valore prima di consegnarli, e si auspica che un giorno possano valere di più per lo storytelling che gli è stato ricamato sopra. Tuttavia, a differenza di altri pezzettini di carta (vedi ICO), quelli che se lo vedono assegnato all’inizio non avranno perso nulla nella loro posizione netta se un giorno il mercato deciderà di far valere zero quel pezzetto di carta.
Ora, come spiegare alla La Casalinga Di Voghera e a Gianni del Bar Mario che un nuovo strumento di pagamento è affidabile, se da un giorno all’altro qualcuno, anche in minoranza, può duplicarlo e farne nascere uno nuovo dal nulla? Tra l’altro “vendendo” ciò che tecnicamente non è affatto?

Il Bitcoin ha un valore intrinseco nella capacità di essere stato precursore di ogni Criptovaluta e di essere diverso da ognuna di essa, di avere dimostrato l’applicazione ed il funzionamento della Blockchain, e nella costosa complessità del calcolo dei suoi algoritmi risiede la sicurezza della sua crittografia, di avere creato la possibilità di conservare i propri soldi senza affidarli ad un soggetto terzo. Ogni altra Criptovaluta si basa su principi, funzionamento e White paper in parte diversi, ma comunque non imparagonabili.

Se davvero le Criptovalute possono diventare un giorno uno strumento di pagamento alternativo alla moneta fiat, sarà perché sapranno farsi prima di tutto capire dal popolo e non solo dai tecnici e dai piccoli ansiosi trader in mutande davanti al pc. Vendere una Criptomoneta nuova come un duplicato della madre di tutte le Criptovalute, mina l’immagine di quest’ultima in maniera drammatica e ben più pericolosa di quello che si crede nel percorso verso la diffusione. Perché, volenti o nolenti, se non altro per vantaggio della prima mossa, è proprio Bitcoin la Criptovaluta che riesce ad oggi a far parlare di sé sui media istituzionali.

Gli squaletti della finanza, ora alla ricerca dei loro Bitcoin Gold perduti in un qualche portafoglio, hanno come orizzonte il prossimo fork, e poi quello successivo e via dicendo. E’ un po’ come trovare 50 Euro per strada ed aspettare di ritrovarli dopo 3-4 mesi. Ma come i migliori pesci rossi, l’obbiettivo non è l’aiuto a creare massa critica per l’adozione delle Criptovalute, bensì il guadagno da Superenalotto di fork in fork, da trimestre a trimestre.
Gli squaletti della finanza vivono nella busta di plastica del loro guadagno istantaneo, mentre fuori da lì c’è un mondo in attesa di trovare alternativa ad un sistema bancario secolare.

Il mare è grande, e per vedere terra serve combattere con i pesci rossi. Che sono tantissimi.

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