Agenzia delle Entrate e fisco su ICO e token: le linee guida

Il 28 Settembre 2018 l’Agenzia delle Entrate risponde ufficialmente ad un quesito sul trattamento fiscale delle Initial Coin Offerings e relativi token. La risposta costituisce la prima linea guida sul tema in Italia.

Il testo integrale è contenuto a questo link.

La richiesta avanzata da un contribuente è quella della raccolta di fondi in Criptovaluta tramite una Initial Coin Offering. Tale ICO ha specifiche caratteristiche presentate in un “whitepaper”, dove in particolare saranno presentati:

– l’ammontare minimo e massimo dei token da offrire sul mercato;

– il valore di ogni token in termini di valuta corrente ovvero di valuta virtuale;

– la quantità di valuta corrente o di valuta virtuale necessaria per comprare un token;

– il valore dei beni e servizi che potranno essere resi al compratore del token, successivamente all’ICO, ovvero la quantità di token necessaria per ottenere un determinato bene o servizio;

– il numero di token emessi in aggiunta a quelli offerti, che la società si riserva di mantenere come propri.

L’Agenzia delle Entrate, nella sua risposta, distingue tra:

security token, rappresentativi di diritti economici legati all’andamento dell’iniziativa imprenditoriale (ad esempio, il diritto di partecipare alla distribuzione dei futuri dividendi) e/o di diritti amministrativi (ad esempio diritti di voto su determinate materie); 

utility token, rappresentativi di diritti diversi, legati alla possibilità di utilizzare il prodotto o il servizio che l’emittente intende realizzare (ad esempio, licenza per l’utilizzo di un software ad esito del processo di sviluppo)

 

Quanto segue indica il parere dell’Agenzia delle Entrate riportato nella Risposta n. 14 di Settembre 2018 e fa riferimento agli utility token

 

  • Applicazione IVA

Il caso preso in esame fa riferimento a utility token. Secondo l’agenzia delle entrate questi possono essere assimilati a dei comuni voucher, i quali devono sottostare fiscalmente all’applicazione dell’IVA al 22% (al momento in cui scriviamo) solo  “al momento dell’utilizzo del voucher, ossia all’atto dell’acquisto del bene/servizio che lo stesso incorpora (i.e. consumo finale)”. Pertanto la semplice detenzione del token non rileva da un punto di vista dell’IVA.

Inoltre l’Agenzia delle entrate specifica sulla non necessità di applicazione dell’IVA quando da valuta fiat si acquistano “bitcoin o ethereum”. In particolare è ritenuta esente da IVA ogni operazione di semplice cambio di valute virtuali versus valuta tradizionale e viceversa. 

 

  • Applicazione IRES

Da un punto di vista della cessione degli utility token in cambio della ricezione di valuta fiat, questa operazione finanziaria non assume rilevanza fiscale ai fini dell’IRES. In questo caso, l’operazione non imputata a conto economico è una semplice operazione finanziaria. L’Agenzia delle Entrate paragona i token a dei “buoni regalo”, indicando che finché questi non vengono spesi in cambio di un bene o servizio, la loro conversione non rileva ai fini IRES

Questi i casi in cui la cessione di token diventa rilevante ai fini IRES:

  • dal momento in cui vengono imputati a conto economico, ai sensi dell’articolo 83 del
    TUIR, per i soggetti diversi dalle micro-imprese (definizione microimpresa: impresa con “meno di 10 dipendenti e un fatturato (la quantità di denaro ricavato in un periodo specifico) o bilancio (un prospetto delle attività e delle passività di una società) annuo inferiore ai 2 milioni di euro”, cit link)
  • in cui la cessione dei beni e/o la prestazione dei servizi è considerata effettuata, ai sensi dei commi 1 e 2 dell’articolo 109 del TUIR, per le micro-imprese.

 

  • Applicazione IRAP

In generale, “le somme incassate a fronte dell’assegnazione dei predetti utility token non concorrono alla formazione della base imponibile IRAP“.

 

  • Come gestire a bilancio criptovalute come Bitcoin o Ethereum 

Se a fine anno l’azienda ha in cassa Bitcoin o Ethereum, l’Agenzia delle Entrate sancisce che vadano valorizzati secondo il cambio esistente al momento della chiusura dell’esercizio. Per calcolare tale valore è possibile fare una “media delle quotazioni ufficiali rinvenibili sulle piattaforme on line in cui avvengono le compravendite di valute virtuali”.

Questa valutazione sarà rilevante ai fini fiscali.

 

  • Tributi regionali

La semplice conversione di Bitcoin o Ethereum in valuta tradizionale non da adito all’imposizione dei tributi regionali rilevanti ai fini IRAP.

 

  • Stipendi e compensi in Criptovalute

Per quanto riguarda le aziende che pagano compensi ad amministratori o stipendi ai dipendenti in tutto o in parte tramite Criptovalute come Bitcoin, Ethereum o altri token, questi costituiscono a tutti gli effetti reddito da lavoro dipendente e sono soggetti alle relative norme.

Tali redditi sono pertanto “da assoggettare a ritenuta d’acconto ai sensi dell’articolo 23 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 sempreché il valore di tale forma remunerativa superi, per ciascun percettore, nel periodo d’imposta, euro 258,23”.

“L’erogazione di compensi sotto forma di token genererà reddito di lavoro dipendente o assimilato a quello di lavoro dipendente sempreché, nel periodo d’imposta, il “valore normale” da attribuire a tale forma di retribuzione risulterà, per ciascun amministratore/dipendente, superiore ad euro 258,23”. 

Chi invece non è legato da rapporto lavorativo alla società, non figurerà tra queste casistiche. Per cui la cessione di token a soggetti esterni alla società non è rilevante ai fini del reddito da lavoro dipendente. Tale passaggio di token, a titolo gratuito o oneroso, figurerà come una cessione. 

 

  • Detenzione di token

Per quanto riguarda la semplice detenzione di token da parte di un individuo singolo personale fisica, si ritiene che questi “costituiscono rapporti da cui deriva il diritto di acquistare a termine (quando sarà disponibile) il prodotto o il servizio e, pertanto, sono suscettibili di generare un reddito diverso ai sensi dell’articolo 67, comma 1, lettera c-quater), del TUIR.

Tali redditi diversi di natura finanziaria devono essere indicati nel quadro RT del Modello Redditi – Persone Fisiche e sono soggetti ad imposta sostitutiva con aliquota del 26 per cento“.

Come cita Il Sole 24 Ore, è finalmente chiarito che “quando si realizzino sopravvenienze o redditi, questi saranno assoggettati alla tassazione prevista per i redditi finanziari di natura diversa” del 26% appunto, ed hanno finalmente un’apposita indicazione di come essere gestiti in fase di dichiarazione dei redditi.

 

 

 

 

 

 

 

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