E se le Criptovalute fallissero completamente?

Abbiamo ascoltato Jamie Dimon di JP Morgan condannare duramente il Bitcoin. Tra Italiani abbiamo letto Alberto Forchielli parlarne come di un mito e di una bolla, e così via tantissimi detrattori.

Siamo profondamente convinti che le Criptovalute o comunque il concetto della Distributed Ledger Technology cambierà in positivo il mondo. Anche se non dovesse seguire la stessa strada di internet, gli effetti saranno comunque dirompenti. Nessuno, però, si è mai preso la briga di immaginare cosa accadrebbe se Bitcoin, e con lui tutte le altre Criptovalute, fallissero. Completamente.

Cosa succederebbe se nel giro di poco tempo il mercato perdesse totalmente fiducia ed andasse a valori dell’ordine, immaginiamo, dei 50.000 Dollari complessivi? Se il vento verso la blockchain e tutti gli altri sistemi distribuiti cambiasse e li si iniziasse a considerare semplice spazzatura senza applicazioni pratiche?

Ecco le conseguenze per ognuno di questi soggetti:

  • LE GRANDI IMPRESE

Minimo comune denominatore: un sacco di soldi buttati al vento. Fior fiore di società anche quotate in borsa o dal nome altisonante (vedi Western Union, IBM ed altre) avrebbero sperperato milioni in ricerca, fase nella quale stanno investendo per ora risorse anche ingenti nel tentativo di capirci qualcosa, più che altro. Ma tant’è, la ricerca spesso serve a progredire. Altre volte, invece, sbatte al termine di vicoli ciechi. E muore. Forse per le imprese la blockchain e le DLT rimarranno un ricorda da lasciare impolverare in archivio, e basta.

  • LE STARTUP

Dietro al mondo delle Criptovalute si sono sviluppate e si stanno sviluppando sempre più nuove realtà aziendali e startup a livello mondiale, dalla consulenza, allo sviluppo alla creazione di nuovi software e hardware. Naturalmente, se sparisce l’interesse verso il mercato, sparisce il mercato, e l’azienda muore.

Come in un caso Blockbuster al contrario: queste aziende sono arrivate talmente troppo presto che il mercato per loro proprio non esiste. Anche qui i soldi sprecati sarebbero milioni. Cono loro, tuttavia, anche tanto know-how, tecnologia, investimenti personali, familiari e posti di lavoro. Una fine piuttosto dolorosa.

  • GLI EXCHANGE E GLI UNICORNI 

Da una parte gli exchange come Kraken che esistono dagli albori delle Criptovalute, dall’altra quelli che sono nati ed in meno di un anno hanno registrato livelli record di clienti (vedi Binance, che possiamo incautamente annoverare tra gli unicorni di questo settore). Enormi portafogli totalmente svuotati dei loro clienti. Portafogli, tuttavia, che saranno costati il posto di lavoro a centinaia di lavoratori dipendenti nel mondo. I loro proprietari, invece, con buona pace degli sperperatori di denaro, si saranno quasi certamente gonfiati il portafoglio e potranno concludere l’esperienza felici. Con l’unico rammarico, forse, di avere pensato troppo al “grano” e poco a ridurre fees e costi per favorire lo sviluppo popolare di una nuova tecnologia.

  • ICO

Già oggi il 46% delle ICO fallisce entro un anno dal lancio. Non sarà certo TittieCoin, PacCoin o Tron a sollevare drammaticamente i tassi di disoccupazione. Nemmeno in Korea. Oggi chi le ICO le fa seriamente ha dietro un’azienda strutturata. Chi invece lo fa per “provarci” rimane vittima del fallimento del suo sogno, che esso sia di guadagno facile o di vera rivoluzione. Le ICO sono un grande esempio di bootstrapping, imprese avviate con sforzi di capitale minimi. La facilità con cui si possono creare semplicemente sgonfierebbe un fenomeno nato in pochissimo tempo e che presto sparirebbe nel dimenticatoio. Ricordato nei prossimi decenni come caso d’esempio soprattutto per gli scam online.

  • LE CRIPTOVALUTE

Che fine fanno Bitcoin, Ethereum, Monero e le altre? Se nessuno gli riconosce un valore, è plausibile che nessuno le voglia in cambio per beni o servizi. E che nessuno sia interessato a farne trading finanziario. In questo modo rimarrebbero nei portafogli (wallet online, offline, sugli exchange che rimanessero attivi) degli utenti. E gli exchange che decidessero di chiudere? Probabilmente chiederanno agli utenti, prima di chiudere, di trasferire tutto su altri tipi di wallet che restano all’utente. L’appropriazione indebita a quanto ci risulta, potrebbe rimanere reato anche nel prossimo futuro. 

  • GOVERNI ED ISTITUZIONI

Probabilmente, gli unici che stapperebbero davvero uno spumante. Una grana di incomprensibile importanza che non devono affrontare. Guidare i cambiamenti è compito della politica, ma quando questi sono troppo rivoluzionari l’errore è dietro l’angolo. E così una sparizione del fenomeno Criptovalute sarebbe alquanto benedetta da tutto il sistema. 

  • I CRIMINALI

Il cliché del Bitcoin criminale è ormai nella sua fase calante. Il dark web potrebbe avere piccoli contraccolpi, ma il passo sarebbe breve e dalle Criptovalute al contante ed al lavaggio di denaro il passo sarebbe breve. Poco doloroso. 

  • UTENTI: I SOFT CRYPTORS

Milioni di utenti entrati tra Giugno e Agosto 2017 venderebbero tutto, con perdite enormi, e passerebbero i seguenti mesi ed anni a maledire investimenti in tecnologie avanzate. Sono quelli che speravano di diventare ricchi. Quelli che all’annuncio che “Dopo 2 settimane ti puoi fare la Lambo” un po’ ci speravano. E invece finiscono per terra, e vendono tutto per pochi centesimi.

  • UTENTI: GLI HARD CRYPTORS

Loro sono il punto di tutta la faccenda. Quelli che, programmando dall’età di 5 anni, hanno creato tutto, sono il nocciolo che non immaginiamo nemmeno come possa staccarsi da una creatura dalla portata rivoluzionaria. Loro che in un misto di liberismo anarchico e senso di appartenenza ad una comunità, Bitcoin lo concepiscono come qualcosa di avulso dal mondo che conosciamo noi. Loro che anche se viene scambiato a 10.000 Dollari parlando sempre di 1 Bitcoin che vale 1 Bitcoin.

E’ facile far cambiare idea a chi crede che la moneta statale sia obsoleta, limitativa negli scambi internazionali, liberticida ed il sistema bancario basato sulla grande bugia del prestito incondizionato alle banche?

No, assolutamente no. Bitcoin prima ed in parte le altre Criptovalute rappresentano per un nucleo limitatissimo di persone nel mondo la possibilità di effettuare scambi in un modo che per propria fede ritengono quello corretto nelle interazioni economiche tra uomini.

Anche le Criptovalute, per quanto potrebbero andare male ed arrivare al disastro più totale, fino alla nascita di un nuovo concetto di moneta, rimarranno sempre appannaggio di un nucleo di teologi della moneta non statale. 

Come sovente ripetiamo, l’estrema finanziarizzazione del mercato ha annebbiato molti indicatori nel mondo delle Criptovalute, ma è fuorviante e controproducente parlare di diffusione delle Criptovalute come solo asset finanziario. Dietro di esse vi è la portata storica di un’alternativa a millenni di sistemi di scambio basati sul denaro, un cambio di teoria economica, non l’arrivo dell’ennesimo asset da tradare

In questa chiave di lettura si nasconde il motivo per cui le Criptovalute possono essere destinate probabilmente ad una eterna convivenza con le valute fiat, magari trovando diffusione negli acquisti sul web e non su quelli nei negozi fisici. Lo scatto culturale che hanno avviato richiederà tempi alla politica ed alle istituzioni. Ma una volta che queste ne avranno compresa la forza, non potranno che farci i conti e guidarne una diffusione la più sana possibile. 

Reale possesso dei propri possedimenti, sicurezza, perfetta tracciabilità, sono elementi troppo importanti specialmente se presi insieme, per etichettare le Criptovalute e le DLT come bolla destinata all’oblio. Un futuro nel mondo di tutto i giorni, per quanto lontano ed impervio, ci sarà. 

 

 

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